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Unicredit, colpi di scena e un'unica priorità: i crediti deteriorati


L’idea era quella di creare un asset management paneuropeo, così come affermava nemmeno una settimana fa al Financial Times. Eppure per il nuovissimo amministratore delegato di Unicredit, Jean-Pierre Mustier, la priorità restano i crediti deteriorati. Il fidanzamento tra Pioneer IM e Santander AM si è rotto ufficilamente ieri mattina. “Le parti”, si leggeva nella nota ufficiale, “hanno condotto discussioni approfondite per individuare le soluzioni praticabili per soddisfare tutti i requisiti regolamentari necessari per completare la transazione ma, in assenza di una soluzione realizzabile entro un arco di tempo ragionevole, le parti hanno concluso che fosse più appropriato porre fine alle trattative”.

Già da giorni, d’altronde, erano circolati dubbi sulla possibilità di condurre in porto il matrimonio che avrebbe dato vita a uno dei primi 10 operatori europei del risparmio gestito con 400 miliardi di asset  (173 in capo a Santader e 225 a Unicredit), sospeso tra il problema della Brexit e le difficoltà regolatorie sul via libera all'aggregazione. Così ieri il titolo bancario ha perso il 4% a Piazza Affari, mentre si cercava di capire cosa succederà adesso a Pioneer che, adesso, sarà inclusa nella revisione strategica del gruppo “per esplorare le migliori alternative nell'interesse di tutti gli stakeholders, tra cui una potenziale IPO”.

Unicredit non è di certo una banca facile da gestire. Da inizio anno il titolo si è lasciato dietro un 60%, sfiorando la soglia psicologica minima dei 2 euro. Lo ricorda bene Mustier, che fin dal suo insediamento, avvenuto il 12 luglio, ha già messo a punto una serie di cambiamenti per risanare i conti: via il 10% delle partecipazioni di Pekao Bank e FinecoBank, le due controllate che sul mercato gli sono valse quasi 1 miliardo (la vednita delle quote sono “importanti per raccolgiere ulteriore capitale”, ha detto lo stesso ad),  ma anche una revisione della squadra manageriale ai piani alti del grattacielo di piazza Gae Aulenti.  “Gli obiettivi fondamentali dovranno essere il rafforzamento dei requisiti di capitale e la crescita dei risultati economici attraverso una sempre più stretta relazione con i clienti e con una cultura del rischio molto attenta e disciplinata”, diceva Mustier proprio nel giorno del suo arrivo alla guida del palazzo milanese.

Servono insomma capitali freschi (qualcosa non meno di 5 miliardi). Forse per questo proprio ieri, mentre il clima si surriscaldava, qualcuno sussurrava di un possibile aumento di capitale tramite la vendita totale di FinecoBank o della polacca Pekao. In serata lo stesso istituto di credito ha rigettato i mormorii con una dura posizione: "in seguito a voci e congetture riportate da alcuni media in merito alla prossima revisione della strategia del gruppo - che hanno portato in data 27 luglio 2016 a movimenti inusuali del prezzo delle azioni di UniCredit, FinecoBank e Pekao - UniCredit chiederà alle autorità competenti di valutare se si siano verificate situazioni di abuso di mercato e, se lo riterrà necessario, si avvarrà di ogni strumento per assicurarsi che i suoi diritti e la sua reputazione siano tutelati”.

Qualunque sia Mustier continua a seguire il suo piano.  Adesso c’è da capire cosa ne sarà di Pioneer da qui a fine anno.

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