Una questione di aspettative


Mentre l’anno scorso il mercato azionario americano è stato al centro dell’attenzione degli investitori globali, questo sembra essere l’anno dell’Eurozona. Da inizio anno l’indice MSCI sull’Eurozona ha realizzato un rendimento del 17,5% mentre il rispettivo indice MSCI sul Nord America ha realizzato un rendimento di circa 0%, in valuta locale.

Infatti, dopo una lunga fase d’agonia, l’economia dell’Eurozona sta mostrando segni di ripresa. In questi ultimi mesi si è visto un miglioramento dei dati economici dell’area al di sopra delle aspettative, come indica l’Economic Surprise index di Citigroup (linea blu, Immagine 2). Se guardiamo invece allo stesso indice per il mercato Americano (linea arancione) vediamo che ultimamente i dati economici americani sono usciti al di sotto delle aspettative.

Ci sono vari fattori a favore dell’economia dell’Eurozona: l’euro debole, il crollo del prezzo del petrolio e il QE della BcE. L’euro debole rende le esportazioni più competitive, il prezzo del petrolio stimola i consumi e il QE della BcE, oltre che ad essere una delle cause del deprezzamento dell’euro, crea aspettative di inflazione, spinge gli investitori a prendere più rischio sui mercati e in tal modo dovrebbe stimolare l’economia.
L’aspettativa principale è che un miglioramento del quadro macroeconomico dell’Eurozona si traduca in maggiori consumi e quindi maggiori vendite e utili per le aziende. Come vediamo dall’Immagine 3, gli utili delle aziende dell’Eurozona, al contrario di quelle americane, non si sono ancora ripresi né dalla crisi finanziaria del 2008 né dalla crisi dell’Eurozona del 2011. Vediamo inoltre dall’Immagine 4 che in questi ultimi mesi le revisioni delle stime degli utili delle aziende dell’Eurozona sono state positive (o meno negative).

Come vediamo dalla Tabella 1, per via del recente rally del mercato azionario, l’Eurozona risulterebbe quasi cara in termine di rapporto tra prezzo e utili correnti. Ma proprio per via delle aspettative sulla crescita degli utili nel 2015 il livello a cui trattano le azioni dell’area Euro potrebbe non essere così caro e riservare ancora spazio per sorprese positive. 


Per quanto riguarda il Nord America, vediamo che il rapporto tra prezzo e utili correnti è in linea con quello tra prezzo e utili attesi per il 2015: questo evidenzia come in questo momento le aspettative sulla crescita degli utili delle imprese americane siano modeste, dopo anni di forte crescita che hanno portato i risultati aziendali sui massimi di sempre.
I mercati emergenti trattano a valutazioni più basse. Per quanto riguarda l’America Latina (MSCI LATAM) e l’Europa dell’Est questo è dovuto a condizioni economiche e geopolitiche molto complesse e poco favorevoli. Il crollo del prezzo del petrolio sta mettendo ulteriormente in difficoltà paesi che avevano già un’economia in situazioni delicate, come ad esempio Brasile, Russia e Venezuela. Per quanto riguarda i mercati asiatici, malgrado i timori per il rallentamento dell’economia cinese, si trovano condizioni maggiormente favorevoli e idonee alla crescita economica, per via di valute più deboli e per la forte correlazione tra l’andamento di queste economie e i consumi nelle economie sviluppate.
Per chiudere, i temi più interessanti sui mercati azionari restano al momento due: il potenziale ancora non pienamente espresso degli indici dell’Eurozona e le valutazioni interessanti dei mercati emergenti. Nel primo caso fattori tecnici come i flussi e il momentum ne fanno un tema di breve. Nel caso dei mercati emergenti si tratta di un’opportunità meno limpida e in ogni caso di più lungo periodo.

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