Una gestione attiva per catturare le inefficienze del mercato


Un approccio fondamentale, sistematico e agnostico. Lo definisce così Thomas de Saint-Seine, CEO e fund manager di RAM Active Investments, rivolgendosi alla strategia di investimento utilizzata per i due fondi azionari con marchio Funds People, RAM Emerging Markets Equities (doppio rating Blockbuster-Consistente) e RAM European Equities (rating Consistente). Approccio che dipende da molti fattori e mira a catturare le inefficienze che il team di gestione ritiene esistano in ogni segmento del mercato.

“Abbiamo costruito una metodologia di investimento consistente, che è altamente adattabile nel corso del tempo. Usiamo una combinazione di fattori specifici applicati in diversi modi, date le differenze esistenti tra mercati sviluppati e mercati emergenti. Un altro importante fattore distintivo dei nostri fondi è che sono totalmente bottom-up e sistematici. La strategia non integra i fattori macro e di conseguenza non fa affidamento sulla capacità di individuare le tempistiche dei mercati. Siamo comunque molto attivi, in modo da catturare le dinamiche di questi fattori, identificando le inefficienze tramite i nostri motori di generazione di alpha. Anche la differenziazione del portafoglio è un criterio chiave che ci assicura di non focalizzarci su un solo fattore, ma su diversi, con l’obiettivo di ridurre il rischio. La risultante allocazione settoriale o geografica è quindi molto diversificata, grazie a queste sovrastrutture di fattori e di combinazioni di essi”, spiega il manager.

In particolare, la strategia di investimento del team di gestione di Thomas de Saint-Seine, è fondata su tre blocchi costitutivi: GARP/momentum, difensivo e value. L’obiettivo è quello di avere a disposizione strategie distinte e sostenute da un forte background fondamentale, ma progettate per essere fonte di alpha in diversi momenti nel ciclo economico. La ponderazione dei blocchi costitutivi è il risultato del processo di ottimizzazione di lungo termine, volto a massimizzare l’information ratio del portafoglio, giocando sulla de-correlazione dei rendimenti in eccesso tra queste tre strategie complementari. De Saint-Seine aggiunge che, “Sul lungo termine, il nostro approccio sistematico è particolarmente efficiente nel trovare nomi attraenti: ci aspettiamo che in tal modo più dei 2/3 della nostra sovraperformance derivi dagli effetti della selezione dei singoli titoli ed è per questo motivo che diamo così tanta importanza ai fondamentali delle imprese. Nel corso di un ciclo di mercato, siamo convinti che un approccio del genere, attivo e molto disciplinato, possa generare un information ratio che sia superiore ad 1 sia nei Paesi emergenti che nei mercati azionari europei”.

Senza preferenze

Nell’analisi non vi sono alcun tipo di preferenze di settori, questo perché il portafoglio è il risultato di un approccio bottom-up. “L’allocazione in termini di azioni e settori è il semplice risultato delle convinzioni dei nostri motori di generazione di alpha. Guardiamo in maniera attenta ai fattori fondamentali, il che ci permette di assicurarci che siano rilevanti nei diversi settori. In un settore specifico come quello finanziario, i bilanci delle banche devono essere analizzati in maniera differente. Questo è il motivo per cui integriamo i fattori relativi ai singoli settori nella nostra strategia. Sicuramente per quanto concerne alcune imprese, l’analisi dello stato patrimoniale è più semplice da valutare e la rende una interessante fonte di inefficienze. Stiamo investendo in alcuni specifici segmenti del mercato, come quelli a piccola e media capitalizzazione, che presentano spesso un significativo potenziale di alpha”, sostiene de Saint-Seine.

Il team

Tale metodologia di investimento, è supportata da un team composto da sette persone con background e ruoli differenti, il che aiuta a migliorare la stabilità dei processi. Il team dispone inoltre di un programma di ricerca proprio, con tematiche in focus molto stimolanti, che ha permesso di sviluppare tecnologie in grado di decodificare il numero crescente di fonti di informazioni disponibili. Da RAM ritengono quindi di avere oggi più possibilità che mai di accedere a nuove fonti di inefficienza. Il manager ci tiene poi a precisare che, “nonostante ciò, la questione più importante rimane l’esperienza, poiché anche con diversi strumenti a disposizione, i dati devono essere utilizzati in maniera appropriata con una comprensione profonda del loro potenziale. Necessitiamo di tempo per valutare la rilevanza di ogni fonte di dati, facendo ricerca sui fattori, sulle loro combinazioni, testando sostanzialmente il modo migliore per utilizzarli nella nostra strategia, migliorando le nostre capacità di generazione di alpha”.

Il modello quantitativo di RAM

Partendo dal presupposto che essere investitori attivi aumenta il profilo di rischio, nel caso di RAM, grazie al livello di sofisticazione che fornisce e ai suoi processi di ribilanciamento del portafoglio, l’obiettivo è quello di un alpha elevato, dato il loro livello di tracking error. “Il nostro ruolo è quindi quello di aggiungere valore nel lungo termine, e il nostro target invece è di fornire sovraperformance in diversi cicli di mercato. Quando hai un tracking error di 500 basis point, hai bisogno di riprodurre questo livello anno dopo anno con un livello di alpha ambizioso. È quindi di vitale importanza che il nostro impegno sulla ricerca si autoalimenti, in parte per anticipare i nostri competitor, in parte a causa della popolarità dei prodotti smart beta e degli ETF smart. Riteniamo che questi prodotti abbiano un potenziale limitato nonostante il trend attuale. Si tratta di semplici esposizioni al beta di mercato, costruite in maniera molto semplice. Crediamo che siano modi molto sub-ottimali di catturare le inefficienze”, afferma il CEO.

Cina e India

Infine, de Saint-Seine indica il peso dei titoli cinesi e indiani nel portafoglio del RAM Emerging Markets Equities, “La Cina continuerà a guidare l’espansione economica dei mercati emergenti. La crescita dovrebbe essere la preoccupazione maggiore per il Paese, e ovviamente non sarà una passeggiata, visto che la strutturata crescita cinese nelle esportazioni e negli investimenti si è fermata. È di vitale importanza vedere nuove riforme, per dare impulso al passaggio di testimone ai consumi interni. Tuttavia, sappiamo che l’economia cinese ha problemi simili a quelli che l’economia statunitense ebbe dopo lo scoppio della bolla immobiliare, per esempio. In questo momento siamo comunque sottopesati in Cina perché è difficile trovare azioni interessanti (ne troviamo di più interessanti altrove). Ci potrebbero volere comunque anni per potere vedere l’economia locale crescere di più”.

E sull’India, “dato il Pil modesto e l’elevato premio sull’azionario, gli investitori vorrebbero vedere una crescita maggiore. La riforma per la demonetizzazione del 2016, lanciata con l’obiettivo di sconfiggere l’economia sommersa indiana, gli effetti sembrano nulli. Siamo sottopesati sull’India perché è valutata a premio rispetto ad altri Paesi asiatici senza una chiara giustificazione, le azioni sono già prezzate correttamente dal mercato. L’India rimane uno dei Paesi più interessanti nel lungo periodo, ma sarà difficile far esplodere il suo potenziale vista la quantità di problemi strutturali come la mancanza di risorse energetiche e di manodopera qualificata e la scarsa capacità di governance”, conclude il manager.

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