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Una buona selezione di credito europeo fa bene al portafoglio


Secondo Filippo Casagrande, responsabile investimenti di Generali Investments Europe, i bond legati alle infrastrutture e alle banche sono un modo per fare performance in una fase in cui l’80% del debito governativo è fatto da rendimenti negativi

Il mondo è cambiato da punto di vista macro e dell’industria. In Europa, per la prima volta, nel mondo del debito governativo, l’80% è fatto da rendimenti negativi. Dove si deve andare per cercare performance?

Infatti non era mai successo di lavorare con rendimenti negativi e questo avrà un impatto enorme sia dal punto di vista macro sia micro. In un contesto simile, tutto quello che è bene cercare è il credito, come quello orientato al mondo delle infrastrutture, ai bond bancari, all’economia reale insomma. E questo è molto legato a quanto sta facendo la BCE. Noi, come Generali Investments Europe, abbiamo 15 analisti che seguono solo la selezione di credito in Europa. Bisogna saper essere selettivi: per esempio, ci sono banche in Austria che stanno andando molto male e altre che invece vanno bene. 

L’industria porta a dover cambiare dei comportamenti, anche dal punto di vista sociale. Su quali temi bisognerebbe concentrarsi?

Ad esempio, sul tema dell’invecchiamento in Europa. In secondo luogo, molti pensano che i tassi di interesse dovranno rialzarsi ma in realtà, a mio avviso, rimarranno tali per un bel po’ di tempo. E poi c’è bisogno di far ripartire l’economia. Più in generale, l’evoluzione nell’industria ha delle conseguenze. Si va per esempio alla ricerca di mondi infrastrutturali, di credito e corporate bond legati alle piccole e medie imprese. Occorre trovare soluzioni alternative al canale bancario come finanziamento. Mentre all’inizio questo processo è avvenuto con scetticismo, ora le cose stanno cambiando. Inoltre in quest’ottica, l’approccio verso le asset class è cambiato. Sulla parte del credito in Italia c’è un grande interesse negli emittenti medio piccoli che vanno sul mercato dei capitali. Hanno un rendimento che va tra il 3% e il 5%. Un esempio è la Bracco che ha deciso di emettere bond.  

Cioè?

Le azioni sono viste come una fonte di dividend yield, che rende in Europa circa un 3,3% contro un investment grade che è all’1,5%. Inoltre, tutto questo fa sì che in Europa ci sia una ricerca da parte degli istituzionali verso il fixed income in valute diverse dall’euro. E questo riguarda sia i mercati emergenti sia quelli asiatici. L’Asia sta riscuotendo molto interesse sul fronte del mondo del credito. Lo si vede nei trasferimenti del mondo istituzionale e del private banking. La diversificazione valutaria sul fixed income è da fare fuori dall’Europa. 

Questo mondo di tassi negativi non è per tutti…

Assolutamente sì. Mai come ora bisogna essere capaci di analizzare e di selezionare. Ed è molto importante saper valutare le singole aziende. Inoltre, la capacità di analizzare i rischi è fondamentale.  

Dove state investendo voi?

Stiamo investendo in Asia, soprattutto in India dove ci sono opportunità nell’economia reale, come nel settore delle ferrovie che è molto interessante. E in Cina. Abbiamo un team di analisti di credito a Hong Kong che analizza il mondo del credito cinese e si focalizza particolarmente su aziende non finanziarie come quelle coinvolte nell’estrazione del petrolio, nelle infrastrutture e negli aeroporti.  

E il sub investment grade può essere interessante per un portafoglio?

Parlando di Europa, il sub investment grade è interessante per i suoi numeri. Il mondo investibile dell’investment grade è grande ma questa asset class è particolarmente interessante dato che rende tra il 3% e il 3,5% e la si può paragonare all’investimento azionario. Quanto alla duration, non andiamo oltre i cinque anni. Bisogna continuare a costruire nuove asset allocation; noi stiamo investendo da quattro anni per creare nuovi modelli. 

Qual è la vostra asset allocation?

Per le economie cosiddette PIGS il QE fa bene perché l’economia si sta riprendendo. Per esempio, l’ultimo trimestre del 2014 abbiamo comprato molto mondo europeo. Le azioni italiane e spagnole e il mondo periferico sono quelle che ci piacciono di più. Dal 2008, cioè dallo scoppio della crisi del credito, le azioni europee non hanno espresso ancora tutto il loro potenziale. Anche gli hedge fund americani stano guardando ai listini europei. I settori ciclici come l’auto, i media e il mattone sono interessanti e lo saranno. Sulla scia delle riforme, anche il mercato azionario giapponese per noi è interessante. Non investiamo in America Latina.

La Fed alzerà i tassi a breve. Cosa significherà per i mercati?

Siamo in un mondo che cresce, non c’è inflazione e le capacità stanno nel capire come si muove questa crescita nel mondo. L’aumento dei tassi ci sarà ma non è una cosa che ci fa paura, più che altro renderà il mercato americano un po’ meno appetibile. 

Qualche nuovo tema?

La domanda di fixed income ci sarà sempre perché i fondi pensione continueranno a chiederne. Un settore che andrà monitorato è quello della robotica: in alcune industrie le macchine, per ogni 100 persone, ne sostituiranno 20 o 30. Questo creerà nuovi scenari sia nel bene sia nel male. Bisogna guardare il mondo con una visione diversa.

 

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