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Un decennio alla guida dello stesso fondo, una missione non così impossibile per i gestori italiani


La continuità dei fund manager è una delle caratteristiche più apprezzate dagli investitori. Un recente studio di Morningstar dimostra infatti che i fondi gestiti da società di qualità, dove i gestori hanno una maggiore permanenza in carica, ricevono mediamente flussi netti di raccolta più elevata. Un quarto dei fondi italiani con più di 10 anni di vita ha mantenuto lo stesso gestore dal 2005 ad oggi. Giovani e meno giovani, c'è chi ha visto nascere il proprio fondo e chi invece è subentrato alla gestione e vi è rimasto. Funds People ha chiesto ad alcuni di loro l'episodio che ha segnato particolarmente la strategia adottata nel corso di questi anni e cosa si aspettano da qui al 2015.

 

Per Francesca Cerminara, responsabile Bond e Valute di Zenit SGR,  "l'aspetto più interessante di gestire per 10 anni lo stesso portafoglio (Zenit MC Obbligazionario e Zenit MC Breve Termine) è il dover trovare sempre nuove strategie per gestire il medesimo prodotto affinchè possa rispondere ai cambiamenti che inevitabilmente in 10 anni si verificano. A parte le crisi che i mercati finanziari in generale hanno dovuto affrontare è stato sfidante vedere come il mercato obbligazionario, storicamente percepito nell'immaginario collettivo come un mondo da cassettisti a basso rischio, si sia trasformato in un mercato innovativo: nuove tipologie di subordinati bancari, titoli ibridi per le obbligazioni societarie, la possibilità di accedere ai mercati dei capitali anche per le piccole imprese non quotate e mercati sempre più globali anche per emittenti locali". 

 

 

"Avendo partecipato allo start up dell'attività di Fondaco ho avuto modo di iniziare presto a volgere l'attività di gestione: Fondaco EuroCash, che gestisco direttamente ancora oggi, e Fondaco EuroGov Beta sono stati lanciati a gennaio del 2005, ormai quasi undici anni fa”, dice Giulio Casuccio, head of Multi-Asset and Fixed Income Investments di Fondaco SGR. "Ricordo ancora i primi giorni nella prima sede di Fondaco, qualche mese prima dell'avvio dei fondi, dove non c'era nulla a parte le scrivanie e alcune sedie: era difficile credere che saremmo riusciti a partire nei tempi stabiliti ma soprattutto immaginare tutta la strada fatta da allora. Ovviamente in tanti anni i momenti difficili non sono mancati, da gestore all'epoca prevalentemente obbligazionario, il peggiore è stato senz'altro l'autunno del 2011, in piena crisi dell'euro e dei cosi detti PIIGS, quando i rendimenti dei BTP erano schizzati oltre il 10%: i titoli italiani pesavano ovviamente tanto nel nostro portafoglio, nessuno si sarebbe mai aspettato una situazione del genere e, soprattutto, non riuscivamo ad immaginarci cosa sarebbe potuto succedere. 

Dieci anni non sono pochi ma neanche tantissimi eppure la realtà odierna è completamente diversa: sui mercati le condizioni attuali di tassi di interesse bassissimi, forte presenza della banche centrali e premi per il rischio sempre più contenuti su tutte le principali classi di attività sono estremamente più complicate, negando alcune delle 'certezze' del passato e richiedendo un approccio differente dal passato. Ma anche l'industria del risparmio gestito è cambiata significativamente: il ruolo e le dimensioni raggiunte dagli strumenti passivi o 'sistematici' (ETF) sono ormai tali da avere un impatto estremamente rilevante sulla dinamica dei mercati, così come il peso crescente delle strategie di trading algoritmico e degli strumenti derivati. Sicuramente i cambiamenti e le evoluzioni proseguiranno, come in tutti gli altri settori dell'industria, sperando che l'esperienza, insieme alla capacità di innovarsi, continui ancora ad essere un valore aggiunto nel nostro mestiere."

 

Maria Bruna Riccardi, responsabile Investimenti Quantitativi di Epsilon SGR confessa che "il periodo dell’ultimo decennio che più mi ha colpito è stata l’estate del 2007, ovvero il momento in cui si è percepito che qualcosa stava cambiando nel modo di funzionare dei mercati. Impossibilità di vendere titoli obbligazionari ritenuti, fino a quel momento, privi di rischio; underperformance pesanti di titoli azionari a maggior valore relativo perché grandi investitori istituzionali (banche incluse) erano costretti a ridurre le posizioni; illiquidità del mercato monetario. Tutto questo ha causato una scossa: il mondo in cui eravamo abituati a muoverci non esisteva più. Per il prossimo decennio mi aspetto che l’evoluzione tecnologica incida tanto nella capacità di gestire e condividere dati e informazioni. Ritengo che questo non potrà non avere conseguenze anche per l’asset management".

 

 

La crisi finanziaria del 2008, culminata con il fallimento di Lehman, e la risposta non convenzionale della FED con il Quantitave Easing hanno giocato un ruolo determinante per i mercati azionari degli ultimi 10 anni. Ma per Marco Mossetti, co-responsabile European & US Equity Research di Eurizon Capital SGR, "il fatto forse ancora più eccezionale è che, dopo aver subito due dei peggiori bear markets dalla Grande Depressione,  i rendimenti a 10 anni del mercato azionario americano (10Y trailing total return) sono risultati negativi nel 2009 e nei due anni successivi (accaduto in una sola altra occasione dal 1929). Come dimostrato da diversi studi di mercato, i 10 anni successivi a una crisi finanziaria sono generalmente caratterizzati da rendimenti molto positivi per i listini azionari, soprattutto quando la fase di recupero parte da valutazioni interessanti. Gli ultimi 5-6 anni confermano in effetti questo andamento. Mi aspetto quindi che nei prossimi anni il mercato, non più sostenuto da valutazioni depresse,  possa continuare a salire, ma a tassi di crescita modesti; storicamente, dopo le crisi del credito, la crescita  economica tende a essere piuttosto fiacca e quindi non si potrà contare su un forte incremento degli utili. Infine, l’adozione di nuove tecnologie in grado di abbassare i costi e aumentare la produttività (come il Cloud Computing) rappresenta un potenziale elemento di sorpresa positiva per i mercati", conclude.

 

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