UBS, ora a preoccupare sono Brasile, Sud Africa e Turchia


A distanza di due giorni dalla prossima temuta mossa della Fed in tema di politica monetaria, i mercati emergenti sono sempre più nel mirino. Il Brasile ha appena ricevuto il ribasso del rating che ora è diventato junk, ovvero spazzatura, secondo la società dei rating S&P e questa è l’ennesima notizia negativa che ha raggelato i mercati. Così strumenti di investimento, come il debito brasiliano, molto interessante dal punto di vista del rendimento del suo debito governativo, che si aggirava intorno al 13%, soprattutto visti i tassi prossimi allo zero che caratterizzano l'Europa, ora sono diventati solo un ennesimo spauracchio.

Soprattutto adesso, alla vigilia della tanto attesa decisione della Fed, che potrebbe rialzare i tassi e mettere ancora più in difficoltà il massiccio debito estero di questi stati, espresso in larga maggioranza in dollari. Gli analisti di UBS si dicono molto preoccupati. Lo si legge  in un report pubblicato un report dal titolo “I paesi emergenti entrano in una nuova, pericolosa fase”. E le aree più in difficoltà, secondo gli esperti, sono, accanto al Brasile, il Sud Africa e soprattutto la Turchia. Secondo il colosso svizzero, infatti, si sarebbe incrinato il meccanismo per cui, negli anni, i paesi emergenti avevano mantenuto una buona capacità di onorare il debito, nonostante una generazione di utili piuttosto debole. E ora gli analisti fanno presente come i progressi fatti negli ultimi dieci anni siano stati azzerati, anche se non siamo ancora i pericolosi livelli del periodo 1996-2002.

UBS è preoccupata soprattutto dall’attuale contesto che potenzialmente può essere piuttosto pericoloso dato che è fatto da valute locali deboli e spread creditizi più ampi. Dal punto di vista geografico, la visione è più positiva nei confronti di Israele, Filippine e i paesi Ce3: Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria. Secondo gli esperti svizzeri, invece, di positivo c’è un aspetto: il deprezzamento delle valute potrebbe dare una spinta alla competitività dell'export, unito magari a una crescita globale più forte delle attese. Tornando al Brasile, concludono gli esperti, “sulla base delle nostre valutazioni macro sui bilanci, gli spread attuali indicano un peggioramento del debito pubblico del governo intorno al 75-80% del PIL”. E concludono: “con una crescita degli utili negativa dal 2011 e i prezzi regolati al ribasso, anche il mercato azionario rimane costoso. Siamo ben lontani dalle valutazioni viste nel 1999, 2002 e 2008”. 

 

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