Azionario ciclico, corporate bond e petrolio: ecco la ricetta per la reflazione


Commento a cura di Emilio Franco, vice direttore generale e responsabile investimenti UBI Pramerica SGR.

Il quadro complessivo si caratterizza per la conferma della dinamica reflazionistica a livello mondiale; la ri-accelerazione del PIL nominale dovrebbe continuare a definire il ciclo economico per qualche trimestre. Inoltre, il processo di consolidamento che ha caratterizzato i mercati aumenta la probabilità che dal ciclo di reflazione macro si possa rafforzare il reflation trade sui mercati.

rischi maggiori perché non si confermi uno scenario di reflazione sono quelli inerenti a un possibile restringimento delle condizioni finanziarie:

*       Fattori tecnici: aumento repentino e significativo dei tassi; rafforzamento del dollaro;

*       Surriscaldamento dell’economia americana: con la FED che torna a rialzare i tassi più in linea con quanto fatto storicamente;

*       Errori di Policy da parte della FED e della BCE.

Altri rischi generici sono:

*       Geopolitici: area euro e stagione elettorale; evoluzione della Brexit; Trump e le politiche di protezionismo e di contrasto all’immigrazione;

*       Maturità del ciclo negli USA;

*       Fattori strutturali che hanno mantenuto bassa la crescita economica: fattori demografici, bassa crescita della produttività e alto livello del debito;

*       “Bassa velocità di crociera” delle economie: più sensibilità macro al ribasso a shock negativi, alla luce anche della ridotta efficacia al margine delle politiche monetarie, già molto estese.

In termini di performance cross-asset, nelle fasi reflazionistiche i mercati azionari tendono ad evidenziare performance superiori a quelli obbligazionari, soprattutto, rispetto a quelli core. In particolar modo, i listini azionari favoriti sono quelli maggiormente ciclici come il Giappone, i mercati emergenti e quelli dell’area Euro (questi ultimi dovrebbero essere supportati anche da un posizionamento attuale abbastanza scarico da parte degli investitori). All’interno di questo quadro, comunque, nei prossimi mesi il mercato azionario statunitense dovrebbe continuare ad evidenziare dei rendimenti marginalmente positivi. A livello settoriale i comparti più ciclici tendono ad essere favoriti rispetto a quelli maggiormente legati all’andamento delle obbligazioni, come le telecomunicazioni o i consumi non ciclici. 

mercati obbligazionari tendono a sottoperformare e in questo ciclo tale tendenza dovrebbe essere amplificata dal fatto che i tassi core vengono da livelli estremamente compressi, per effetto delle eccezionali politiche monetarie adottate dalle principali Banche Centrali.

Il comparto corporate tende ad evidenziare un andamento positivo, con performance superiori per gli high yield rispetto agli investment grade. Questo dovrebbe avvenire, a maggior ragione, nella fase attuale nella quale i rendimenti assoluti sono molto compressi e, quindi, la capacità degli spread investment grade di assorbire un eventuale rialzo dei tassi di riferimento è sicuramente più bassa rispetto alle precedenti fasi storiche. In questo contesto anche le commodity tendono ad avere una performance positiva (petrolio in primis).

A livello di prodotti, i piani di accumulo continuano ad essere uno strumento efficiente per catturare, nel lungo termine, il premio per il rischio che i mercati azionari ancora offrono. Le soluzioni multiasset rappresentano un’altra modalità per costruire dei portafogli bilanciati diversificati che consentono, a chi non possa assumere un profilo di rischio troppo aggressivo, di catturare almeno parzialmente l’elevato premio per il rischio implicito nelle azioni. Ovviamente la componente obbligazionaria di questi prodotti va gestita in modo attivo, per contenere i rischi legati alla duration qualora i tassi core dovessero salire.

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