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UBI Pramerica, arrivano i primi dati da ‘People Lab’


Poche settimane fa UBI Pramerica annunciava la nascita dell’osservatorio permanente ‘People Lab’ per monitorare il sentiment degli investitori italiani sugli eventi di attualità che condizionano maggiormente le loro scelte e valutare il loro livello di conoscenza della terminologia impiegata nella comunicazione economico-finanziaria.

In occasione dell’ottava edizione del Salone del Risparmio 2017, Andrea Ghidoni, AD e direttore generale della SGR, ha presentato i risultati della prima indagine durante una conferenza alla quale hanno presto parte anche Federico Capeci, chief digital officer e CEO di KANTAR TNS (l’entità predisposta alle rilevazioni all’interno dell’osservatorio e che si occupa, tra le altre cose dell’Eurobarometro) e Marco Giorgino, ordinario di Finanza e Risk Management del Politecnico di Milano e della MIP Graduate School of Business.

“Porteremo avanti le nostre indagini per tutto l’anno, approfondendo le tematiche di maggior interesse”, ha affermato da subito Ghidoni, chiarendo la natura ‘permanente’ dell’osservatorio. “Conoscere il cliente finale, il suo sentiment rispetto agli eventi del momento e la conoscenza dei mercati sono elementi fondamentali sia per permettere a noi di trovare le migliori soluzioni d’investimento sia per consentire a chi deve proporle (banche e consulenti) di interagire con la clientela con maggior consapevolezza”.

La metodologia adottata per condurre questa ricerca è molto flessibile “perché gli accadimenti che condizionano l’investitore possono cambiare in qualsiasi momento”, ha spiegato Capeci, “e si basa su tre pilastri: una base campionaria molto ampia (1.000 intervistati maggiorenni bancarizzati), ricondurre su scala locale l’Eurobarometro e la scelta di un panel di consumatori web based.

I primi dati presentati riguardano proprio il sentiment degli italiani sul futuro e sulle prospettive di risparmio e investimento. Non essendo un elemento direttamente misurabile “ci siamo serviti di una tecnica che pone un differenziale semantico tra due concetti antitetici – che non vuol dire positivo/negativo – in una serie di statement”, ha spiegato Capeci. È emerso un equilibrio tra due opposti.“Da un lato c’è la consapevolezza di non poter scommettere sul futuro in maniera spensierata ma dall’altro anche un forte interesse verso le tematiche di risparmio e investimento e un’evidente volontà di impegnarsi attivamente”. Ad essere più ottimisti sono i giovani mentre i risparmiatori tra i 56 e i 65 anni tendono a mostrarsi più ‘conservatori’ rispetto a ciò che hanno per assicurarlo alla loro famiglia. Pessimista è invece la prospettiva delle donne.

A livello di cifre, gli italiani che hanno affermato che sicuramente o probabilmente risparmieranno nel 2017 sono il 42% mentre quelli che sicuramente o probabilmente investiranno raggiungono il 39%. Il dato interessante è che per entrambe le categorie c’è un 30% che si dice indeciso. “Sta a noi rafforzare il rapporto di fiducia tra l’industria e il cliente finale con la qualità dei nostri prodotti e servizi”, ha commentato Ghidoni. 

Dall’indagine emerge anche che in un momento di grandi cambiamenti geopolitici a preoccupare maggiormente gli italiani sono ‘gli affari di casa’, corruzione (81%) e debito pubblico (77%) in primis. Sul fronte internazionale, invece, sono il terrorismo (72%) e la nascita di regimi autoritari e poco democratici anche in Paesi vicini all’Italia (70%) a generare più inquietudine di eventi politici rappresentati dai media come altamente destabilizzanti, come la presidenza Trump (56%) o la possibile uscita di alcuni Paesi dalla UE (45%).

L’ultimo elemento di osservazione riguarda l’educazione finanziaria. Agli intervistati è stato chiesto di scegliere tra due definizioni proposte dei termini ‘bail in’, ‘quantitative easing’, ‘gestione attiva’ e ‘core tier 1’. Se da un lato il 64% dei rispondenti ha dimostrato di conoscere il significato di almeno una di queste parole solo l’8% le conosce tutte. La straordinaria sorpresa è stato rilevare la grande notorietà dei PIR. A differenza dei termini citati poc’anzi, e utilizzati ormai da anni, di Piani individuali di risparmio si parla soltanto da 3 mesi. La propensione a sottoscriverli, però, è ancora contenuta (24%).

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