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Ubi Banca va verso la trasformazione in Spa


Ubi Banca riforma la governance delle banche e della rete alla vigilia del processo di trasformazione in Spa. Intanto, secondo indiscrezioni, il 10 ottobre potrebbe tenersi l’assemblea straordinaria, chiamata appunto a votare la trasformazione da società cooperativa a Spa. Nella prima metà dell’anno si è infatti completato l’iter di modifiche statutarie ispirato alle nuove direttive della Vigilanza, in particolare alle disposizioni in materia di diritto societario (primo aggiornamento della circolare 285/2013) e di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione (settimo aggiornamento della medesima circolare).

Ma andiamo con ordine. Già dallo scorso mese di gennaio, il consiglio di gestione della capogruppo ha informato i vertici delle banche e della rete dell’iniziativa attraverso una lettera che illustrava la necessità di “definire e realizzare interventi atti a consentire un allineamento dei modelli operativi e organizzativi di funzionamento a requirements normativi introdotti” da Bankitalia, spiega il documento. Nel dettaglio, gli interventi hanno interessato le banche Popolare Commercio e Industria, Carime, Popolare di Bergamo, Banco di Brescia, Popolare di Ancona, Banca Valle Camonica e Banca Regionale Europea. In primo luogo i nuovi statuti hanno declinato in modo più puntuale i compiti e le funzioni dei consigli di amministrazione quali organi di supervisione strategica. Si è poi previsto che almeno un quarto dei componenti dei board siano in possesso dei requisiti di indipendenza previsti dallo statuto.

Il numero dei consiglieri è stato fissato in un range da 9 a 15 (in base al principio di “non pletoricità”) sulla base di quanto stabilito dalla Vigilanza. Le nuove disposizioni prevedono inoltre che i consiglieri dedichino tempo e risorse adeguati alla complessità dell'incarico. In particolare si fa riferimento alla natura e alla qualità dell’impegno richiesto, alle funzioni e alle caratteristiche dei compiti da assolvere. In alcune banche è stata pertanto abrogata la possibilità per gli amministratori di assumere cariche presso società concorrenti. È stata inoltre eliminata la possibilità di costituire un comitato esecutivo, in passato contemplata dai regolamenti di qualche istituto. Le nuove disposizioni introducono inoltre modifiche che valorizzano la figura del presidente, ribadendo però la necessità che si tratti di un organo non esecutivo e che non svolga, neppure di fatto, funzioni gestionali (salva la possibilità di assumere, su proposta vincolante degli organi esecutivi e in caso di urgenza, le decisioni di competenza dell'organo presieduto).

Tra le modifiche più incisive apportate dalla Vigilanza con il nuovo testo c’è poi una sezione che contiene norme analitiche sull’autovalutazione degli organi aziendali. In ogni caso, la bozza del nuovo statuto è stata approvata dai consigli di sorveglianza e di gestione a giugno per poi passare il vaglio di Bankitalia. L’istituto sarebbe quindi la prima banca a tagliare il traguardo della nuova riforma voluta dal governo Renzi. Non dovrebbero esserci cambiamenti in relazione al sistema duale di Ubi tanto più che proprio nell’ultima assemblea il numero di deleghe è stato alzato a dieci, mentre le indicazioni contenute nella circolare 285 possono considerarsi già recepite dallo statuto attuale. Accanto a quello della trasformazione in Spa, si potrebbe aprire anche un altro capitolo, quello della possibile fusione con il Banco Popolare. Se così dovesse andare, si arriverebbe alla creazione del terzo gruppo bancario italiano (dopo Intesa Sanpaolo e Unicredit). Del resto, la nuova forma statutaria di Ubi permetterebbe al gruppo di mostrarsi più snello nel processo decisionale. 

 

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