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Tutto va bene, Madama la Marchesa


Commento a cura di Fabrizio Quirighetti, head of Multi-Asset Team e CIO di SYZ Asset Management.

Il nuovo anno è iniziato in pompa magna in termini di performance borsistiche e, paradossalmente, abbiamo quindi più tempo per preoccuparci di quello che potrebbe andare storto nei prossimi mesi. Considerati i livelli storicamente elevati delle valutazioni nella maggior parte delle classi di attivi, i motivi di preoccupazione non mancano di certo. In ordine sparso, questi riguardano il futuro dell'eurozona, il circo politico di Trump negli Stati Uniti, le nuove delusioni sulla crescita economica se lo scenario attuale di reflazione venisse a mancare, la rinascita del rischio di inflazione o di una contrazione (non giustificata o inattesa) delle condizioni finanziarie da parte della Fed. In pratica gli investitori avanzano sulle uova.

Mentre i buoni del Tesoro americano avanzano in maniera sconsiderata. In effetti, c'è da stupirsi della mancata reazione in seguito al tono piuttosto duro della presidente della Fed, Janet Yellen, davanti al Senato americano, circa i dati sull'inflazione che sono risultati al di sopra delle aspettative e all'ulteriore accelerazione dell'attività industriale negli Stati Uniti. O il mercato obbligazionario americano ha già anticipato una gran parte del recupero congiunturale e delle sue conseguenze sulla politica monetaria della Fed (possibile, dato il posizionamento speculativo già estremamente negativo nei confronti di questi strumenti), o è vittima di una certa forma di condiscendenza o di cecità.

Allo stesso tempo è vero che non ci sono più molti attivi finanziari che possono vantarsi di fungere da paracadute in caso di contraccolpi borsistici e le cui valutazioni sono diventate più interessanti nel corso degli ultimi mesi. Di conseguenza, il tradizionale valore aggiunto dei buoni del Tesoro americano in termini di rendimento corretto per il rischio all'interno di un portafoglio bilanciato è considerevolmente migliorato. Ciò consente agli investitori, soprattutto ai fondi puramente quantitativi, di continuare ad accumulare o ad aggiungere attivi a rischio (azioni, debiti speculativi, valute emergenti) diluendo la loro volatilità con una buona dose di queste obbligazioni. Magico, vero? Sì, ma solo fino a quando non ci sarà un cambiamento significativo di volatilità o di correlazioni in una delle grandi classi di attivi. Più il tempo passa, più il composto diventa grande e instabile...

Dato che l'inflazione non sembra ancora pronta per l'invasione, che l'economia non mostra ancora segni di affanno e che il primo turno delle elezioni presidenziali in Francia è solo tra due mesi, forse è troppo presto per preoccuparsi. O forse no... per i più prudenti che, come me, da qualche giorno sono attanagliati dai dubbi. Per i più temerari, vi lascio meditare sui seguenti detti: "Gli alberi non crescono fino al cielo", "non è mai morto nessuno per aver venduto troppo presto" e il mio preferito, "se ti devi far prendere dal panico, fallo per primo"!

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