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Tutto ruota attorno alla politica


Commento a cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas.

Dato che siamo entrati nel secondo mese dell’anno, possiamo iniziare a sottolineare alcuni trend per il 2017. I mercati azionari dei Paesi emergenti hanno sovraperformato i mercati azionari globali in linea con una migliorata liquidità del dollaro. Tenuto conto di un buon momentum economico sul fronte positivo e, sul fronte negativo, dei rischi legati al protezionismo, la performance dei Paesi emergenti sarà probabilmente inversamente correlata con la performance del dollaro. Inoltre, i mercati azionari americani hanno sovraperformato i mercati azionari europei, con il settore basic resources a fare da padrone. I mercati obbligazionari USA sono rimasti invariati da inizio anno mentre quelli europei hanno registrato un rialzo dei rendimenti a causa di timori a livello politico.

Gli investitori rimangono scettici sull’Europa a causa dei potenziali pericoli che possono derivare dalle elezioni politiche di quest’anno. Crediamo che le elezioni in Europa nel 2017 avranno, nel peggiore dei casi, degli effetti neutrali e in alcuni casi addirittura positivi. Tuttavia, come dimostrato dall’aumento degli spread sulle obbligazioni governative in seguito al “Penelopegate”, la situazione potrebbe peggiore prima di registrare un miglioramento.

Sicuramente il panorama politico sta cambiando rapidamente in FranciaI vincitori dello scandalo Fillon sono Macron e Le Pen. A questo punto della campagna elettorale non c’è alcuna alternativa valida a Macron che è passato in testa nei sondaggi. Ma Marine Le Pen potrebbe essere molto più forte del previsto. L’affluenza è solitamente molto alta alle presidenziali e ciò riduce così le probabilità di una possibile vittoria del Front National. Tuttavia, dato che alcuni socialisti sono riluttanti all’idea di votare per il candidato socialista Hamon e che alcuni elettori di destra sono rimasti delusi dal Penelopegate, l’affluenza potrebbe essere più debole del previsto e il rischio di un voto anti-sistema è in aumento.

L’Italia rappresenta il secondo principale timore degli investitori. Sono stato in Italia la scorsa settimana e la decisione della Corte Costituzionale sulla modifica dell’esistente legge elettorale apre la porta ad  elezioni anticipate entro l’anno. Sebbene le tempistiche sono incerte, e il consensus scommette sulle elezioni in autunno, tuttavia giugno non può essere escluso. Gli investitori possono tirare un sospiro di sollievo dato che il nuovo sistema elettorale darà un risultato molto proporzionato e nessun partito sarà in grado di raggiungere il 40% necessario per avere la maggioranza assoluta. Questo significa che un governo M5S è poco probabile. Ma sarà anche difficile implementare nuove riforme con al potere governi deboli e fragili.

Inoltre, anche in Olanda si terranno le elezioni. Ma la vera preoccupazione è “l’Advisory Referendum Act” che è stato approvato nel 2013 e che stipula che molte leggi possono essere soggette ad un referendum sospensivo e non vincolante qualora un predeterminato numero di firme venisse raccolto. La legge stabilisce che questo referendum può essere lanciato solamente sulle leggi più recenti della legislazione, e non sull’appartenenza all’Unione Europea ma nei prossimi anni potrebbe essere esteso anche alle iniziative europee.

Ricevo sempre più domande sulla Grecia. Visto che nessuno parla della Grecia, gli investitori pensano che vi sia qualcosa sotto. Il 23 gennaio, i membri del board del MES e del FESF, hanno adottato alcune regole che permettono l’implementazione di un alleggerimento del debito a breve termine in Grecia. Questo dovrebbe portare a una riduzione del quoziente debito pubblico-PIL del Paese di 20bp entro il 2020. Tuttavia, tale calo non sarà sufficiente e i crescenti timori sulle divergenze tra il governo greco e i membri dell’UE hanno portato a un rialzo dei rendimenti sulle obbligazioni governative nel mese di gennaio, alimentando le speculazioni su possibili elezioni anticipate. Dato che i principali Paesi europei sono chiamati alle urne quest’anno, penso che nessuno voglia gettare ulteriore benzina sul fuoco ma l’esempio greco mostra che ci vorrà molto tempo prima che i questi possano avere una strategia coerente a livello europeo. 

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