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Tutto come da copione: La Fed alza i tassi di interesse


Nessuna sorpresa dalla riunione della Fed. Come ampiamente previsto il FOMC ha annunciato il suo primo rialzo dei tassi di 25 punti base nel 2017, mantenendo invariata l’indicazione sui tassi per il resto dell’anno. Alla base di questa decisione ci sono il miglioramento  dei dati dell’economia reale, i continui e decisi progressi registrati sul mercato del lavoro e nel frattempo anche l'inflazione core è sempre più vicina all’obiettivo stabilito dalla Fed. “Tuttavia l'incertezza sulla politica fiscale pone ancora alcuni rischi di breve termine. Dovremo aspettare ulteriori rilevazioni di dati per poter prevedere un percorso più aggressivo che includa altri due potenziali aumenti dei tassi nel 2017”, commenta Antoine Lesné, responsabile strategia per l’area EMEA di SPDR ETFs (State Street Global Advisors). E continua: “Questo potrebbe portare a un irripidimento nella prima parte della curva (da due a cinque anni), con i rendimenti delle obbligazioni a due anni che potrebbero crescere leggermente meno di quelli dei bond a cinque anni.

"Otto anni di politica monetaria accomodante a livello globale hanno inevitabilmente posticipato il giorno della resa dei conti" afferma David Lafferty , chief market strategist di Natixis Global AM. "Ora la Fed è intenzionata a normalizzare la sua politica monetaria, senza però innescare una recessione e tenendo sotto controllo l'inflazione. La reazione dei mercati di fronte a questo processo di normalizzazione dipenderà molto dalla percezione di quanto esso sia in linea con la reale crescita economica, tenendo conto che l'andamento del mercato azionario dipende anche dal passaggio dalla politica monetaria alla politica fiscale".

Per Anthony Doyle, investment director del team obbligazionario di M&G Investments, la recente dichiarazione di Janet Yellen che “il processo di riduzione delle misure di espansione monetaria probabilmente non sarà così lento come è stato negli ultimi due anni”, fa ipotizzare almeno altri due rialzi dei tassi entro la fine dell’anno, con una buona probabilità di tre rialzi in base all’estensione degli stimoli fiscali annunciati dal governo USA.

Una decisione precipitata?

La Yellen ha confermato in ogni modo possibile che la loro view non è cambiata da dicembre, e che il fatto di aver segnalato l’intenzione di alzare i tassi a marzo non implica un cambio nella stance. Per Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners SGR, “ in generale è difficile immaginare un rialzo dei tassi dai toni più accomodanti di questi. Personalmente, ero dell’idea che un atteggiamento prudente non fosse da criticare, viste le circostanze. Ma trovo perfino esagerati gli sforzi della chairwoman per chiarire al mercato che la loro view non è cambiata e che la FED resta data dependant. In fin dei conti, è questa iperprudenza che ci ha portato ad avere ancora i tassi all’1% con la piena occupazione, l’inflazione al 2.7% e la volatilità ai minimi del decennio.
Viene quasi da credere che la Fed si sia precipitata a alzare i tassi a marzo perchè teme che nei prossimi mesi la finestra si chiuda”, dice l’esperto.

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