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Triathlon che passione


Tanti chilometri macinati sui campi da calcio fin dall’infanzia. Poi una serie di infortuni alle ginocchia, tre ricostruzioni dei legamenti crociati e dei menischi, quindi molta riabilitazione che mi ha fatto scoprire la passione per la bici e per il nuoto. Quasi per caso, una domenica di inizio maggio, girando per la Liguria con gli amici ed il monovolume carico di kitesurf alla ricerca di una spiaggia con la giusta esposizione di vento, mi imbatto in una gara di triathlon ad Andora, per la precisione una delle prime della stagione in acque libere in Italia. Ricordo quel giorno come fosse ieri: l’adrenalina nel vedere gli atleti uscire dall’acqua già provati dalla fatica delle onde, la corrente, i colpi ricevuti in mezzo al gruppo (alle volte sembra una vera e propria 'tonnara'), sfilarsi la muta, indossare il casco, salire sulla bici con una tecnica impressionante e affrontare prima il percorso ciclistico, poi quello podistico.

Il triathlon è questo: uno sport che si articola su tre discipline - nuoto, bici, corsa - alternate sempre con lo stesso ordine, che si sviluppa su quattro principali distanze: sprint (750 mt a nuoto, 20 km in bici, 5 km di corsa), olimpico - la distanza che dal 2000 si corre alle olimpiadi - (1500 mt a nuoto, 40 km in bici, 10 km di corsa), mezzo-ironman o 70.3 (1900 mt a nuoto, 90 km in bici, 21 km di corsa) e ironman (3800 mt a nuoto, 180 km in bici, 42 km di corsa).

La nascita del triathlon risale al 1977, quando un gruppo di amici fece una scommessa su una spiaggia di Honolulu, alle Hawaii. Gli amici discutevano su quale gara fosse più dura dal punto di vista della resistenza: la 'Waikiki rough water swim' (3,8 km a nuoto), la '112 mile bike race around Oahu' (180 km in bici), o la 'Honolulu Marathon' (42 km di corsa). Dalla combinazione delle tre prove in un’unica gara nacque il triathlon e con esso la gara che ha fatto la leggenda di questo sport, l’Ironman delle Hawaii.

Uno sport per tutti

Oggi la Federazione Italiana Triathlon ha oltre 16 mila tesserati suddivisi tra le oltre 300 società presenti su tutto il territorio nazionale con numeri in continuo e rapido aumento. Perché quello che all’apparenza sembra uno sport riservato ai soli 'uomini di ferro', in realtà è accessibile a tutti a prescindere dal sesso, l’età e perfino le limitazioni fisiche come ci insegna il mitico Alex Zanardi. L’ex pilota di formula uno, dopo il grave incidente automobilistico nel quale ha perso gli arti inferiori, è infatti riuscito nell’impresa di completare l’Ironman di Kona alle Hawaii sotto le dieci ore.

Oltre ad essere una vera e propria passione, per me il triathlon è anche una palestra di vita. Mi ha insegnato a fissare degli obiettivi e ad impegnarmi con costanza per raggiungerli curando tutti i dettagli: l’allenamento, la tecnica, l’alimentazione e una vita regolare. Le indicazioni degli allenatori ed il confronto continuo con i compagni di squadra sono poi lo stimolo per valorizzare i punti di forza, individuare i propri limiti e lavorare su quelli di debolezza. Sono anch’io caduto nell’errore tipico di chi si avvicina a questo sport, la paura di non essere abbastanza preparato per una gara importante e la convinzione che basta allenarsi tanto, quando invece la qualità del lavoro ed il recupero sono fondamentali. Infine ho imparato ad accettare le delusioni. Anche quando si è in piena forma, ogni gara ha una sua storia e l’imprevisto è sempre dietro l’angolo: l’infortunio fisico, le condizioni climatiche, il guasto tecnico, l’incidente in bici o perfino una medusa in mare.

Appuntamento quindi in pista, in piscina o al parco per un allenamento di prova: enjoy triathlon!

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