Total return: quando l’ampia delega al gestore fa la differenza


Il motivo per investire in fondi total return è duplice: in primo luogo questi prodotti hanno un mandato molto più ampio. Il cliente delega le scelte di investimento al gestore, che non avendo un benchmark da seguire, ha la totale libertà di spaziare sia nella scelta dei mercati e degli strumenti che nell’asset allocation. In secondo luogo sono i dati a indicare che puo’ essere il momento giusto per investire in total return. Nell’ultimo anno questi fondi hanno fortemente incrementato  le masse raccolte. Parola di Marco Morello, di Eurizon Capital SGR che fin dal suo lancio sul mercato tre anni e mezzo fa, è alla guida del fondo Eurizon EasyFund Flexible Beta Total Return. Il fondo, la cui classe istituzionale vanta cinque stelle Morningstar, è gestito da un team composto da tre persone che si integrano molto bene, con background diversi ma che si conoscono da tantissimi anni: Luca Massironi si occupa della parte obbligazionaria, Mario Di Marcantonio si occupa di Equity USA.

“La libertà nella gestione è una sorta di 'garanzia' di indipendenza. Dove troviamo delle opportunità, e rientra nel nostro mandato, noi lo facciamo”, dice Morello. Si tratta di un fondo dinamico, discrezionale, flessibile, multiasset e total return, quindi “il nostro lavoro è quello di cercare di capire dove vanno i mercati. All’interno della parte tattica del  portafoglio cerchiamo di avere una tipologia di trade decorrelata dai mercati, nella fattispecie abbiamo creato tre basket: uno sulle infrastrutture energetiche in America, uno di M&A sul settore energy  e uno di M&A biotech. L’esposizione netta è pari a zero, in quanto i basket vengono coperti con i relativi futures settoriali. È qui che entra in gioco la nostra capacità di creare alpha decorrelato con il mercato. Grazie alla copertura, siamo riusciti a far diminuire di molto la volatilità del fondo e ad avere una correlazione negativa con il mercato. Non è un fondo long short, è un fondo direzionale e proprio perchè gestiamo un prodotto flessibile, total return, cerchiamo di esplorare qualsiasi opportunità di investimento, senza escludere nulla”.

Massironi insiste su un’altra caratteristica del fondo: la flessibilità. “Per noi si declina da una parte in liquidabilità, nel senso che il portafoglio investe in strumenti assolutamente liquidi, non c’è nulla di esotico: in pochi giorni saremmo in grado di liquidare il fondo. Dall’altra parte flessibilità significa scalabilità nel senso che questo portafoglio è partito con 100 milioni di euro tre anni fa, adesso siamo a oltre 1,1  bilioni, e sostanzialmente le strategie che abbiamo posto in essere in passato sono assolutamente scalabili, non abbiamo al momento nessun vincolo in termini di capacity. Quello che facevamo con 500 milioni possiamo farlo anche con un billion. Guardando l’evoluzione degli aum non si percepisce nessun cambio nella gestione e non abbiamo vincoli in termini di strumenti da utilizzare”.

Startegia di investimento

In questo momento il fondo è più orientato sulla parte equity/cash e meno sulla parte bond, perchè “abbiamo una visione sui tassi core tendenzialmente negativa. Ci aspettiamo volatilità ma anche un rialzo dei tassi in America, per cui negli ultimi due mesi abbiamo aumentato la componente opzionale presente in portafoglio”, spiega Morello. Inoltre ad inizio anno, “quando pensavamo che la BCE prendesse la stessa strada della Fed in termini di allentamento monetario, abbiamo incrementato la componente governativa , ritenendo che gli spread avessero ancora una possibilità di up-side, ovvero di restringimento, e così è stato. Quando il bund stava allo 0,10% non era a un livello di fair value e probabilmente non lo è ancora, però stiamo beneficiando di un contesto in cui la BCE è molto supportiva, tutte le Banche a livello mondiale stanno facendo manovre di allentamento più o meno evidente.  Secondo noi c’è ancora spazio per quanto riguarda il restringimento dello spread”, dice Massironi. 

“Saremo pronti a posizionarci sui mercati emergenti o su tutta la parte di fixed income legata all’andamento dei tassi solo dopo l’inizio del processo di normalizzazione dei tassi da parte della Fed. Purtroppo, in virtù della regolamentazione delle banche, abbiamo visto che la liquidità con cui ci troviamo ad operare è molto inferiore rispetto a quella a cui eravamo abituati prima della grande crisi finanziaria del 2007/2008. Ovvero le banche di investimento fanno molto meno market making, quindi c’è molta meno liquidità  e questo si riflette nell’incremento di volatilità, soprattutto sul fixed income, sulle currency e in misura minore sulla parte azionaria. Sono contesti assolutamente non di equilibrio, quindi bisogna ripensare ai parametri di riferimento con i quali affrontare il mercato: questo è uno dei plus di un fondo flessibile come il nostro.”, conclude Massironi. 

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