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Tendenze globali: da asset manager a robo wealth managers e robo-quants


Da un lato, le FinTechs propongono continuamente nuovi modelli di business che competono direttamene con l’operatività di istituti finanziari blasonati. In primo luogo i cosiddetti Robo-Advisors (es, Betterment e Wealthfront) sono nati verso il 2008-2010 come strumenti digitali per fare on-boarding di AUM, migliorare l’esperienza del cliente retail (ma anche private), automatizzare le procedure di investimento e ribilanciamento dei portafogli usando strategie di passive management basate su ETF e disintermediando sia le reti distributive che i gestori di fondi tradizionali. In secondo luogo i Robo-Quants (es, AlphaModus, Quantopian), per usare un’accezione non affermata ma captive, che sono soluzioni digitali che permettono di accedere in modo collaborativo alle medesime competenze professionali precedentemente appannaggio di centri finanziari quali Londra e New York e costruire, testare e lanciare strategie di gestione innovative e a costi molto contenuti. 

Infatti, non solo la gestione passiva dei fondi d’investimento è stata criticata aspramente dal punto di vista dei costi e benefici rispetto ai più convenienti ETF, ma anche la gestione attiva è entrata nell’occhio del ciclone a fronte della sua inefficacia di generare continuamente alpha nonostante gli elevati costi per l’investitore.

Dall’altro lato di tale faglia, la comunità degli investitori scivola su una serie di mega trends che stanno trasformando il comportamento sociale degli individui a livello globale e il loro uso/accesso alla tecnologia. Ci sono i Millennials, ma anche le generazioni più adulte che abbracciano con inattesa velocità tutti gli aspetti della vita digitale. 

La disponibilità degli individui a diventare più digitali nella gestione dei propri investimenti ha fortemente abbassato le barriere all’ingresso nel mondo dell’intermediazione finanziaria. Parliamo di wealth management in senso lato, poiché l’esperienza statunitense sta mostrando l’emergere di una nuova classificazione della clientela basata non tanto sulla ricchezza disponibile (retail verso private banking) ma sulla techno-literacy degli individui e quindi la capacità e volontà di accedere a servizi digitali a minore costo. Le forze in gioco all’interno della faglia sono straordinariamente forti e coinvolgono le economie finanziarie a livello globale, seppur con tempi e accenti difformi a causa di un diverso livello di maturazione della regolamentazione finanziaria rispetto al rafforzamento dei principi di trasparenza e indipendenza (ban of inducement), difformità nella struttura dei canali distributivi (maggiore o minore penetrazione dei consulenti finanziari indipendenti rispetto alle reti bancarie), diversa preparazione finanziaria media degli individui, maggiore o minore apertura al dibattito critico nei confronti dei benefici per i soggetti fiscali individuali derivanti dalla gestione attiva o passiva dei fondi d’investimento rispetto a prodotti low-cost. 

Seppur con accenni diversi e possibilità di mediazione regolamentare, tutto ciò sta generando una tendenza di medio periodo per la trasformazione dell’industria da canale distributivo di prodotti remunerati a contenitore di servizi di consulenza fee-only. 

Nuovo modello di business

In tale contesto, l’industria dell’asset management presenta molte fragilità endemiche che espongono la sostenibilità stessa del modello di business al cambiamento normativo, comportamentale e tecnologico in atto. La necessità di garantire rapporti di cost/income ottimali porterà alla progressiva aggregazione di gestori non più capaci di differenziarsi. L’uso degli algoritmi diventerà preponderante al fine di scalare il modello di business sulla tecnologia anziché sul capitale umano tradizionale. 

Infine, se la rete distributiva diventerà sempre più indifferente rispetto a un’offerta “indifferenziata” (passive management con ETF), se gli obiettivi del cliente e quindi il portafoglio diventeranno centrali nel rapporto di consulenza finanziaria e remunerazione, gli asset manager avranno come unica chance quella di fornire soluzioni di robo-advice in proprio o entrare in partnership, come già avviene negli Stati Uniti (es, Vanguard), al fine di dominare e non subire la trasformazione in atto.

Le porte aperte non sembrano molte: aggregarsi o trasformarsi, spostando il focus dalla gestione della volatilità a quella del sentiment e dell’obiettivo del cliente. In sostanza, diventare sempre meno asset manager a sempre più Robo-WealthManagers o Robo-Quants.

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