Tassi negativi, sono gli emittenti a fare 'l'affare'


Il ripetersi di aste di emissione di titoli governativi a tassi negativi ha iniziato a preoccupare i risparmiatori che, se già da tempo si erano accorti della scarsa resa dei loro investimenti obbligazionari, nelle ultime settimane vedono complicarsi ulteriormente le loro decisioni. In una serie di analisi gli esperti di mercato hanno cercato di dare una risposta razionale alla domanda sulle implicazioni per il perdurare di tassi di interesse negativi cercando di analizzare possibili soluzioni per aggirare l’ostacolo del mancato rendimento. A risultare evidente è il fatto che sono gli emittenti a fare ‘l’affare’ e non solo quelli dell’area euro in quanto sono molte le società estere interessate; lo sbilanciamento potrebbe comunque portare un problema di ‘carry trade’ nel futuro.

Per gli investitori locali invece è più evidente lo spostamento di preferenza su classi di attivo fuori dall’area euro e verso attività finanziarie con un maggior grado di rischio; secondo gli esperti del mercato questo atteggiamento potrebbe nel tempo comportare problemi nel caso di un aumento della volatilità. A preoccupare, a questo punto, è l’effetto scarsità di titoli. La forzatura di tassi di interesse negativi da parte delle banche centrali sta presentando due situazioni anomale: la prima riguarda la scarsità di ‘materiale’ utile quale collaterale di garanzia (il Quantitative Easing della BCE, con acquisti per 60 mld di euro mensili fino al settembre 2016, copre tutto l’importo netto di emissioni governative dell’area euro) e, la seconda, è la lentezza di revisione dei modelli di risk/pricing che non contemplano tassi negativi, storicamente inesistenti, e che offrono risultati a volte incongruenti tra loro.

Secondo gli analisti il supporto della banca centrale offre comunque uno scenario ancora favorevole al mercato obbligazionario dell’europeriferia. Intanto corre l’azionario europeo. Sulla valutazione delle azioni, attraverso il Discounted Cashflow Model (DCF) è possibile stimare il valore intrinseco di un titolo sommando i flussi attualizzati di cassa attesi scontati al tasso di interesse aggiustato per il rischio. La diminuzione dei tassi di interesse, seppure aggiustati per il rischio, sta facendo crescere il valore delle azioni. Se poi la volatilità continua a essere bassa e i tassi a divenire negativi, questo non può che aumentare. Secondo gli analisti, in sintesi, i mercati azionari dell’area euro rimangono favoriti non solo per effetto dei tassi di interesse ai minimi termini, ma soprattutto per le prospettive di aumento dei profitti che finalmente, dopo quattro anni di ridimensionamenti, hanno visto stime in crescita. 

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