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Tapering sì, tapering no. La parola alle SGR internazionali


Nonostante il mercato avesse previsto un intervento di Mario Draghi dopo il risultato del referendum italiano, la riunione della BCE ha comunque riservato delle sorprese. Tra queste la riduzione nell’acquisto di asset da 80 a 60 miliardi di euro al mese da aprile del 2017 in poi (il che si traduce in un’estensione della durata originale del programma), con l’obiettivo di incrementare il programma in termini di dimensioni e/o durata se nel frattempo le prospettive dovessero diventare meno favorevoli o se le condizioni finanziare diventassero incompatibili con ulteriori progressi verso una regolazione constante del ritmo dell’inflazione.

Negli ultimi tempi si era anche parlato di possibili cambiamenti nell’universo di titoli acquistabili all’interno del QE, vista la scarsità di opzioni. Dubbi risolti: da gennaio del 2017, la BCE potrà acquistare bond con una scadenza residua fino a un minimo di un anno (rispetto al limite di due, previsto ora). Inoltre, se necessario, potrà comprare titoli con rendimento anche inferiore al tasso sui depositi, pari al -0,4%.

L’autorità monetaria ha modificato leggermente le sue previsioni sull’inflazione, prevedendo un 1,3% per il 2017 (rispetto all’1,2% precedente), un 1,5% per il 2018 (rispetto all’1,6%) e un 1,7% per il 2019. Inoltre, Draghi ha espresso la volontà di mantenere i tassi invariati ai livelli attuali o inferiori per un periodo di tempo prolungato e “ben oltre l’orizzonte del nostro programma di acquisti”. In altre parole, gli investitori in Europa reciteranno ancora per un altro anno il mantra “lower for longer”.

L’ultima novità comunicata durante la riunione ha riguardato il programma di acquisti PSPP di titoli pubblici: la Bce accetterà d’ora in avanti anche contanti come collaterale di garanzia nelle sue operazioni di sostegno creditizio Securities Lending con l’obiettivo di alleviare la mancanza di collaterali idonei per i prestiti nell’area euro.

L’annuncio ha provocato il deprezzamento dell’euro e un’ondata di acquisti tra i principali referenti europei del debito sovrano, guidati da quello portoghese e italiano, sceso di nuovo al di sotto del 2%. I bund di minore durata hanno sperimentato un rally che ha permesso che la curva tedesca si inclinasse lievemente, con un comportamento inferiore delle obbligazioni di medio e lungo termine. “Le notizie dovrebbero essere buone anche per il debito finanziario e l’azionario, visto che la curva è più inclinata”, indica Cosimo Marasciulo, gestore di Pioneer Investments. L’esperto parla della mossa della BCE come un “soft taper” e ritiene che “dia indizi su una possibile promessa al consiglio direttivo della BCE, anche se Draghi ha ribadito nella conferenza stampa che non c’è stato alcun dibattito su un tapering durante la riunione.

Tapering or not?

Marasciulo stabilisce una differenza tra l'attuale stock di obbligazioni presenti nel bilancio della Banca e il flusso di titoli acquistati dalle Banche centrali: “Il nostro sospetto è che la BCE sia più interessata allo stock o, detto in altri termini, la quantità totale di obbligazioni che ha acquistato”, sostiene. Stando all’annuncio, l’entità acquisterà 540 miliardi di euro tra marzo e dicembre del 2017, rispetto ai 480 miliardi che avrebbe acquistato in sei mesi se il programma non avesse subito alterazioni. “Tuttavia il mercato, che ragiona nel breve termine, tende a focalizzarsi sul fatto che la quantità attuale acquistata mensualmente scenderà a 60 miliardi dopo marzo. Questo potrebbe spiegare perché la BCE ritiene di aver esteso il QE mentre il mercato crede che l’entità abbia dato avvio al tapering”, conclude il gestore.

Yves Longchamp, head of research di ETHENEA, crede invece che un possibile taglio di stimoli sia fuori discussione: “Draghi ha detto che il programma di QE è open-end e che la presenza della BCE sul mercato si farà sentire nel prossimo anno”. Longchamp afferma che, con questa dichiarazione, “Draghi abbia equilibrato l’incertezza dell’agenda politica europea del 2017 con la certezza della politica monetaria europea nel nuovo anno”.

Patrick O’Donnel, gestore di Aberdeen, ritiene che il nuovo pacchetto di misure “sia meno di quanto ci si aspettasse e coglierà i mercati alla sprovvista”. Sebbene il gestore pensi che “la BCE si è assicurata una certa flessibilità se le prospettive dovessero diventare meno favorevoli”, avverte anche sulla difficoltà di mantenere gli standard elevati: “Abbiamo imparato in passato che tutto quello che possa essere estraneo a un impegno incondizionato tende a produrre risultati sfavorevoli sul mercato”.

“La decisione della BCE di estendere il programma di acquisto di asset parallelamente alla riduzione della quantità mensile di 20 miliardi è estremamente prudente e lungimirante, riflettendo i rischi di inflazione in aumento dopo l’incremento del prezzo del petrolio e le prospettive in crescita di una maggiore spesa fiscale l’anno prossimo”, afferma Morgane Delledonne, analista di ETF Securities.

L’esperta ricorda che tra il 2017 e il 2018 si terranno elezioni in Paesi che rappresentano complessivamente più del 70% del Pil dell’Eurozona, di conseguenza “è probabile che l’incertezza politica riduca i guadagni dell’euro”. In questo contesto, “e in mancanza di una vera riforma economica, è anche probabile che la BCE si veda obbligata a fare di più in termini di gestione della curva per agire come muro di contenimento al deterioramento bancario”.

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