Tanto rumore per nulla


L’ultimo trimestre dell’anno è partito all’insegna dell’incertezza: le prime settimane di ottobre sono state infatti caratterizzate da un sensibile aumento della volatilità e da profonde discese sui principali indici azionari che hanno portato a registrare temporanei ribassi anche oltre il -10% su Eurostoxx50 e Topix, contenuti al -6% su S&P500 mentre i mercati Emergenti sono risultati solo parzialmente colpiti dalle vendite (-2% circa). Un evento certamente raro, soprattutto se visto in termini stagionali poiché in generale ottobre e l’ultimo trimestre dell’anno non si candidano ad essere i periodi a maggior volatilità ed incertezza. A fronte di queste anomale discese sono seguiti importanti recuperi, tali da riportare in pochi giorni i principali mercati a livelli di performance decisamente più consoni alle abitudini.

Tante tensione e negatività dunque, seppur non giustificata da reali variazioni nelle condizioni economiche e finanziarie sottostanti. La nuova temporanea fase di risk-off ha avuto naturali riflessi sul fronte obbligazionario con movimenti dei tassi di natura eccezionale, basti segnalare l’oscillazione giornaliera di circa 40bps, che ha portato i rendimenti del Tesoro USA a 10Y da 2.20 a 1.80 in poche ore per poi ricondurli in altrettanto poco tempo di nuovo a ridosso di 2.20.
La caratteristiche di questi movimenti possono essere quindi ricondotte a logiche prevalentemente speculative. I prezzi sotto 3000 per l’Eurostoxx50, 1900 per lo S&P500 e 2.00% per il Decennale Usa sono stati chiaramente respinti dal mercato. Evento questo che riconduce ad un equilibrio di breve maggiormente sostenibile e soprattutto non altera il sentiment positivo sottostante agli azionari in ottica ciclica.

Tanto rumore per nulla dunque. I risultati finali del mese di ottobre dicono quantomeno così. L’indice globale MSCI World Local currency registra un progresso dello 0.57%, guidato in primis dagli Stati Uniti che chiudono il mese a +2,32% e dai mercati Emergenti (+1.07%). Positivo anche il Giappone (+0.55%), sostenuto da un ulteriore stimolo monetario da parte della BoJ, mentre a soffrire maggiormente delle tensioni sono stati i mercati Euro, più fragili anche sotto il punto di vista della crescita economica. L’indice Eurostoxx50 recupera molto dai minimi ma chiude negativo a -3.49% appesantito in particolare da Italia, Francia e Spagna. Fra le singole borse segnaliamo l’ottima performance della Turchia (+7.53%) e di HongKong ed India salite di ben il 4%.

Ad approfittarne ancora delle momentanee incertezze sono stati gli investimenti obbligazionari. A livello globale registriamo +1.04% con tematiche High Yield ed Emergenti a trainare la salita. Bene gli Usa (+0.98%) mentre sono i governativi italiani a soffrire di più (-0.39%). Da sottolineare come in questo contesto di alta volatilità e timori, l’oro, tipicamente considerato ben rifugio, non abbia in realtà attratto particolari flussi in acquisto all’apice della discesa sugli azionari ed abbia chiuso il mese con un risultato decisamente negativo (-2.87%). Chiudono il quadro le valute con lo Yen in generale molto debole e l’Euro ancora indebolito rispetto al Dollaro (Eur/Usd -0.84%).

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