Sull'eurozona pesa l'incertezza circa l'esito del referendum in Scozia


Domani 18 settembre 4,3 milioni di cittadini scozzesi saranno chiamati a pronunciarsi con un referendum in favore o contro una Scozia indipendente dal resto del Regno Unito. 

"Chi pensa che questo sia un evento dagli effetti solo di portata locale limitata alla GB dovrà ricredersi", affermaPaolo Longeri dell'Ufficio Studi Consultinvest SGR. "Una vittoria degli indipendentisti avrebbe ripercussioni economiche e finanziarie importanti che non si limiterebbero solo alla Gran Bretagna". Innanzitutto i termini di una eventuale separazione non sono ancora noti e sarebbero oggetto di una lunga negoziazione.

Gli aspetti economici e finanziari sono numerosi ed estremamente complessi, a partire da come ripartire il Debito Pubblico esistente, quale valuta avrà la Scozia (anche se la BoE ha già detto che dovrà avere la sua valuta) e se la Scozia potrà essere parte della UE. Secondo Longeri "la fase di negoziazione sarà pervasa da una grandissima incertezza e probabilmente genererà spinte recessive nell’economia UK piuttosto che spinte propulsive, almeno nel breve e medio termine".

L’incertezza sugli esiti della fase di negoziazione politica generata da una eventuale vittoria degli YES è in grado di produrre grandi impatti anche sui mercati finanziari. "I mercati non gradiscono mai l’incertezza", spiega l'esperto, "soprattutto quella di origine politica". Inoltre la vittoria degli YES è da sempre stata sottovalutata e – nonostante qualche piccolo aggiustamento visto di recente - gli investitori sono tuttora posizionati per una vittoria dei NO. "Nessuna corporation inglese o scozzese ha disegnato un 'contingency plan'.

Inoltre è ragionevole pensare che tra i settori più colpiti dal futuro cambio delle regole vi sarà l’industria finanziaria basata in Scozia (Banche, Assicurazioni, Fondi Pensione e Asset Manager), che è rilevante per l’economia locale ma che ha grandi sbocchi sull’economia UK".

Possibile 'contagio' europeo

Inoltre per Longeri "l’incertezza produrrà un forte aumento della volatilità azionaria, valutaria e obbligazionaria sui mercati inglesi. Dovremo attenderci correzioni al ribasso dei mercati, con investitori orientati a ridurre i rischi e prendere profitto dopo anni di buone performance e di bassa volatilità. Ma questo aumento di volatilità potrebbe trasferirsi anche ad altri mercati non UK, in particolare a quelli europei".

A conferma della tesi che il referendum in Scozia non è più solo una questione locale, Longeri ritiene che "un 'contagio' europeo non è da escludere. Una vittoria degli YES darebbe morale agli indipendentisti catalani e riporterebbe in auge il tema di un referendum per la separazione della Catalogna dalla Spagna. Considerato il livello di valutazione del mercato obbligazionario governativo e azionario spagnolo, l’incertezza del referendum avrebbe impatti verosimilmente negativi". 

La conclusione dell'esperto è che "il referendum scozzese potrà rivelarsi un momento creativo di ottime e interessanti opportunità di medio e lungo termine.  Infatti, dopo l’eventuale fase di incertezza e di aggiustamento sui mercati, e, come sempre accade, dopo fasi di dislocazione nei prezzi potranno emergere situazioni e spunti d’investimento molto più interessanti di quelli presenti oggi sui mercati, ormai compressi e condizionati solo dalle politiche monetarie".

L'analisi di Pioneer Investments

Il pronostico di Pioneer Investment è che la Scozia voterà NO anche se Mónica Defend, head of Asset Allocation confessa che "un risultato a favore dell'indipendenza ci prenderebbe di sorpresa, in quanto alla vittoria del si diamo una probailità solo del 20%". Secondo il punto di vista dell'entità, "ci sono tre possibili risultati, ma in ogni caso riteniamo che la forza politica di Cameron possa risentirne in maniera significativa a seguito del risultato del referendum". 

1. Non si raggiunge nessun risultato perché non ci sono abbastanza elettori. Ciò implicherebbe una incertezza nei mercati finanziari fino alla convocazione di un altro referendum.

2. Vince il no e non ci saranno conseguenze per i mercati finanziari.

3. Vince il si, il che significherà una lunga e lenta transizione a favore di una Scozia indipendente che potrebbe avere profonde conseguenze per i mercati finanziari.

"La preoccupazione principale di un voto a favore ruota attorno alla gestione della politica monetaria e valutaria e alle sue conseguenze" afferma Defend. "Nonostante i risultati dei recenti sondaggi, riteniamo che il voto sarà contro un referendum. Tuttavia, ci aspettiamo che la volatilità continui a breve termine nei mercati azionari e monetari", conclude.

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