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Sud Africa, non solo safari


Ivincoli che noi uomini inciviliti ci andiamo artificiosamente e sempre intessendo d’attorno, ci stringono, ci opprimono, pare che a volte ci soffochino; l’Africa li spezza e ci libera”. È con questa citazione del 1895 di un esploratore italiano, Fernando Martini, che parto con curiosità, eccitazione e qualche timore per un fly and drive in totale autonomia con moglie e figli nella zona nord est del Sud Africa. In particolare nelle regioni del Limpopo, Mpumalanga e il celebre Parco Kruger. E chi si aspetta di vedere i famosi Big Fives (leoni, bufali, rinoceronti, leopardi ed elefanti) difficilmente rimane deluso. Ma chi si aspetta di vedere solo quello rimane stupito.

Montagne e Canyons

Luglio è pieno inverno in Sud Africa. È la stagione ideale per i safari: stagione secca, gli animali vanno verso le pozze d’acqua di mattina e di sera e dunque è più facile intercettarli. Inoltre è molto difficile vedere zanzare, sicché la malaria è un rischio remoto. Di giorno non fa freddo (circa 25 gradi) ma l’escursione termica è elevata. Si esce la mattina con 7/8 gradi e se si decide di fare escursioni in montagna la temperatura non supera i 15 gradi. Sì, la montagna. Mai avrei pensato di trovare non solo altitudini di 1500/2000 metri ma anche un paesaggio molto simile alle nostre Alpi. È questo il panorama che viene incontro per raggiungere il Blyde River Canyon, meta principale della Panorama Route. Pochi lo sanno ma questo Canyon è il terzo per estensione al mondo. Si passa anche per Bourke’s Luck Potholes, dove si ammira la forza e la pazienza della natura nel levigare e modellare una roccia bellissima e durissima. 

 

Bianchi e neri, ricchi e poveri

Per raggiungere il Kruger e le riserve private dove faremo i safari attraversiamo diverse città, tra cui Hoedspruit, White River e Hazyview. Distese di chilometri di bidonville o case, alcune di fortuna. La povertà è ancora diffusa, molti si arrangiano a vendere frutta o altro per la strada. A distanza di 20 anni dalla fine dell’apartheid sembra che bianchi e neri convivano bene. È chiaramente l’impressione di un turista di passaggio ma chiacchierando con qualche giovane che non ha vissuto l’apartheid questa è l’idea che viene. Nonostante, alcuni dicono, fra le persone anziane ci sia ancora un po’ di razzismo. 

Safari, Safari e ancora Safari

È vero, sembra in contraddizione con quello che ho scritto all’inizio. Ma alla partenza fare otto safari sembrava troppo. Dopo il primo mi sono detto “safari, safari e ancora safari”. Ogni safari è unico, puoi girare due ore e vedere solo impala ed elefanti e poi improvvisamente ammirare un leopardo di sei mesi che salta su un albero per sfuggire alle iene piuttosto che osservare come i leoni maschi facciano rispettare le gerarchie nel cibarsi di un bufalo o vederlo ruggire perché la leonessa non ha ceduto alle sue avances. 

 

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