Solo rotazione e diversificazione possono salvare il portafoglio


Questa è una fase complessa per i gestori di portafogli. È evidente una diminuzione della correlazione tra mercati anche se non mancano le opportunità; agli operatori rimangono le interpretazioni delle pronunce delle banche centrali, le indicazioni politiche dei governi ed i dati macro su cui poggiare i nuovi trend di investimento. Il focus della settimana è: in Uk i dati sull’inflazione e retail sales; in Giappone le decisioni della BoJ; nell’area euro Pmi e i risultati Ifo; e in Usa le minute del Fomc e i dati sul mercato immobiliare.

Spiega Corrado Caironi, strategist di R&CA (ricercaefinanza.it) e un passato tra Merrill Lynch IM e BlackRock: “dopo il recente dato sul Pil statunitense dello 0,1%, e le previsioni dei dati dell’area euro di una crescita limitata del Pil del primo trimestre, si torna a parlare del tema “New Normal” ovvero del protrarsi di tassi di ripresa economica molto sotto la media storica”. Sono parecchi gli analisti, soprattutto sul fronte obbligazionario, che sostengono la tesi che anche nei prossimi 3 – 5 anni la situazione non cambierà e dovremo abituarci a tassi di ritorno sugli investimenti molto bassi quali riflesso di politiche monetarie assertive al concetto del “tasso zero” pur di mantenere un adeguato livello di crescita economica in grado soprattutto di generare occupazione e sviluppo.

"Alla base di questa teoria rimangono almeno tre importanti fattori: il forte indebitamento pubblico creatosi negli anni dopo la crisi finanziaria del 2008, a fronte di un parziale deleveraging del settore privato; un ridimensionamento della crescita economica globale, con un calo nelle economie emergenti e una ripresa dei paesi sviluppati a livelli sotto trend; un continuo efficientamento nella produzione e nelle modalità di consumo che porta a una sostanziale stabilità dei prezzi se non a una parziale riduzione. Anche se un diffuso rischio deflattivo sembra scongiurato, la proiezione sembra comunque vedere tassi di inflazione rimanere confinati a livelli bassi, permettendo la compressione dei rendimenti sul credito e sui debiti sovrani in genere".

Sul tema degli investimenti gli strategist registrano quindi difficoltà a ottenere ritorni adeguati al rischio in quanto le principali borse azionarie sono già ai massimi storici (Shiller P/E Ratio sopra la media storica). I livelli di rendimento reale dei bond sono per la maggior parte negativi, almeno sulla parte breve della curva. Conclude Caironi: “per i prossimi anni, il rischio di una bolla è marginale ma il ritorno degli asset finanziari sarà limitato tra il 3 e il 5%. La ricetta torna quella di portafogli molto diversificati e costruiti per creare alpha attraverso una buona capacità di selezione e rotazione degli asset”.

 

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