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Smart beta, il 61% degli investitori vogliono aumentare la loro allocazione nei prossimi 18 mesi


Questi prodotti forniscono un’utile cassetta degli attrezzi per gestire i rischi (come gli ETF Ossiam Minimum Variance) o per avere accesso a dei premi al rischio (come il premio value nell’ETF Shiller Cape). Parla Antoine Moreau, deputy CEO e partner fondatore Ossiam.

Facciamo un bilancio sul successo delle strategie smart beta. In Europa la tendenza è più recente: quali sono i flussi?
Il successo degli smart beta è un fenomeno di lunga durata, iniziato più di 10 anni fa negli Stati Uniti, in un momento in cui il termine 'smart beta' non esisteva (a quel tempo si parlava soprattutto di indici di strategia). In Europa la tendenza è più recente, il lancio di ETF smart beta negli ultimi cinque anni da parte di player come Ossiam è stato determinante per il loro utilizzo da parte degli investitori. I flussi sono particolarmente significativi quest’anno, stimati in circa 4 miliardi di euro da inizio 2016. Ftse Russell ha realizzato una ricerca accurata sul tema, coinvolgendo asset owner da tutto il mondo, fornendo dati dettagliati e comparandoli con altre indagini condotte negli anni precedenti. Il risultato mostra una crescente attenzione e utilizzo di queste strategie, il più delle volte in un portafoglio di strategie invece che singolarmente.  Abbastanza evidente è anche il livello di soddisfazione da parte degli investitori, con il 61% degli investitori in smart beta che vogliono aumentare la propria allocazione nei prossimi 18 mesi, il 39% mantenerla inalterata, e nessuno dei proprietari di asset disposto a ridurla.

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Percentuale di utilizzo di smart beta, per regione. Fonte FTSERussel.

Come una realtà di piccole dimensioni si posiziona in una nicchia di mercato sempre più affollata, anche da big player?
Fin dalla creazione della società, siamo stati convinti del valore aggiunto, come provider di ETF, di dedicarci all’innovazione, rispetto a grandi attori che forniscono smart beta al fianco di ampie gamme di ETF tradizionali. È necessario mettere in campo la giusta organizzazione per fornire questo valore aggiunto, nel nostro caso Ossiam è stata creata attorno alla ricerca, sia interna, con team specializzati, sia esterna, tramite un Comitato Scientifico. Un piccolo operatore può avere successo in tale ambito, anche in concorrenza con i gruppi più grandi, perché concepire, gestire e offrire smart beta è un processo radicalmente differente.

Cosa richiede?
Risorse adeguate sia in termini di specialisti di prodotto sia di team di vendita, che devono proporre questi strumenti come se stessero vendendo strumenti a gestione attiva. Le competenze e il know-how necessari sono molto diversi da quelli necessari per promuovere gli ETF vanilla, per i quali si vendono principalmente le capacità di replica, possibilmente a un costo inferiore rispetto alla concorrenza. Tra le figure più strategiche del nostro team, infatti, ci sono esperti di analisi quantitativa e di strutturazione di prodotti. Sono loro a tenere i contatti con i nostri investitori, in modo da offrire agli operatori un buon servizio. Se si è sempre in prima linea in termini di innovazione, pur essendo selettivi in termini di prodotti, con l'organizzazione e i team adatti, si può avere successo. Lo stesso ragionamento vale anche per gli altri veicoli di investimento (es. i mandati), che possono essere utilizzati per inserire strategie smart beta in un portafoglio di investimenti. In ambiti così specifici e tecnici, la specializzazione premia sempre.

Come fund manager e fund selector possono trarre vantaggio dall’utilizzo delle strategie smart beta?
La ricerca di FTSE Russell mostra che gli smart beta sono utilizzati non solo come un approccio tattico, ma anche nell’allocazione di lungo periodo. Vediamo un impressionante trend che porta dagli investimenti attivi a quelli passivi e, all'interno della gestione passiva, una crescente preferenza verso le soluzioni smart beta. Questi prodotti forniscono un’utile cassetta degli attrezzi per gestire i rischi (come gli ETF Ossiam Minimum Variance) o per avere accesso a dei premi al rischio (come il premio value nel nostro ETF Shiller Cape). Oltre a ciò, essi possono sempre essere un buon sostituto per gli asset owner delusi dalle performance delle gestioni attive, come mostrato nelle statistiche fornite da SPIVA (S&P Indices Versus Active Funds); queste permettono agli investitori di effettuare il confronto tra investimenti attivi e passivi dimostrando quanto i fondi attivi rendano nel corso del tempo rispetto a indici-benchmark comparabili.

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