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Small cap, il potenziale di crescita è ancora elevato


Parla Cristina Matti, gestore del fondo 5 stelle Morningstar European Potential di Pioneer Investments, che investe in piccole e medie imprese europee. I sovrappesi sono su Italia e Spagna e sulla Francia.

Iniziamo dalle prospettive per l’economia europea nel suo complesso. Qual è la sua opinione?
Le prospettive economiche dell’intera area rimangono ancora non del tutto omogenee. La Gran Bretagna sta esibendo un ritmo di crescita abbastanza robusto da rendere non così distante l’avvio di un ciclo rialzista dei tassi da parte della Bank of England. Per quanto riguarda l’Eurozona, insieme a Italia e Francia che hanno manifestato una certa incertezza congiunturale, anche la Germania sembra adesso presentare segnali di rallentamento. Questa debolezza è stata però compensata, nella mente degli investitori, dagli indicatori di fiducia che segnalano una riaccelerazione dell’economia e, soprattutto, dalla politica monetaria della Bce che ha annunciato nuovi, ulteriori interventi di stimolo nei prossimi mesi a sostegno dell’ancora debole ciclo creditizio.

In questo contesto, qual è il suo giudizio sulle small cap?

Le small cap hanno evidenziato quest’anno performance positive, se pur associate a una volatilità più pronunciata rispetto alle large cap, e mantengono un potenziale di crescita ancora elevato. Gli investitori hanno infatti mostrato crescente fiducia sulle prospettive di miglioramento del ciclo politico ed economico dell’Europa, che si è tradotta in un ulteriore rialzo degli indici azionari dell’area. Le aziende di piccole e medie dimensione hanno, per loro natura, un andamento maggiormente ciclico rispetto al mercato azionario nel suo complesso. Il peso di settori come quello industriale, dei beni ciclici e tecnologico è maggiore in questo segmento rispetto al mercato azionario nel suo insieme e questo consente di beneficiare maggiormente della ripresa e dell’accelerazione del ciclo economico.

Quali sono le caratteristiche che rendono interessante questo settore?

Bisogna dire anzitutto che dal 2001 al 2013 il numero di titoli investibili si è ampliato molto, offrendo molte più opportunità d’investimento. Poi, stiamo parlando di società medio-piccole, con una base di partenza di profitti più bassa rispetto ai grandi colossi europei, e la crescita è relativamente più facile vista la dimensione di partenza. Terzo motivo, all’interno del panorama delle medium-small cap è più facile trovare delle situazioni di inefficienza di mercato, che si traducono in valutazioni dei titoli non corrette. In questo settore è necessario avere sempre un approccio rigorosamente selettivo a livello di singoli nomi per cercare quella crescita reddituale che il mercato non offre nella sua interezza.

Qual è l’attuale posizionamento del fondo?

A livello settoriale, il comparto continua a essere caratterizzato da un’esposizione strutturalmente elevata ai settori più ciclici (industriali, consumi ciclici, software) e dal sottopeso, rispetto all’indice di mercato, sui segmenti più difensivi (farmaceutici e consumi primari). Tuttavia, rispetto a fine 2013, l’orientamento pro-ciclico del comparto è meno accentuato.  Infatti, ritenendo che il mercato abbia già prezzato la prima gamba della ripresa ciclica in atto, abbiamo deciso di prendere profitto su alcuni titoli ciclici dopo le elevate performance registrate e valutazioni non più a sconto come in passato. A livello geografico, il portafoglio presenta un sovrappeso sui paesi periferici dell’Eurozona (Italia e Spagna) e sulla Francia, un marginale sottopeso sulla Germania e una sottoesposizione a Svizzera e paesi nordici. Nel corso dell’anno è stato incrementato il peso dell’Italia e ridotto quello della Germania.

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