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Silvia Tenconi: “Giusta coerenza fra l’analisi quantitativo e il contatto con i gestori”


Avendo la responsabilità di stabilire le strategie del team di selezione, Silvia Tenconi ci racconta le sue idee.

Quali sono i fattori più rilevanti che prende in considerazione al momento di selezionare un fondo?

Sebbene ogni asset class abbia caratteristiche peculiari e sia quindi fuorviante parlare di un approccio standard alla selezione dei fondi, possiamo dire che alcuni punti sono comuni alle diverse due diligence. 

Innanzitutto, è imprescindibile una buona coerenza tra i risultati dell’analisi quantitativa del track-record della strategia e le evidenze derivate dalle interviste con il team di gestione. Oggi, inoltre, facciamo molta attenzione ad aspetti tecnici che riguardano le attività di portfolio construction e di risk management per i fondi che selezioniamo. Altro fattore che ha assunto importanza crescente è l’analisi del grado di liquidità del veicolo e dei costi di illiquidità che vengono ribaltati sull’investitore (swinging price, anti-dilution levy). 

¿Quali sono stati i cambiamenti più importanti che si sono verificati nel settore della selezione di fondi negli ultimi 5 anni?

Tra gli sviluppi che mi sembrano più interessanti vi è la maggiore profondità di analisi, non solo a livello di due diligence del processo e del team, ma degli investimenti del fondo in sè stessi: questo è riflesso anche dall’accuratezza e dal dettaglio della reportistica che viene offerta dalle case terze, una volta più orientata al marketing, oggi invece valido strumento di monitoraggio del posizionamento del gestore. 

Il crescente numero di investitori che l’architettura aperta ha attirato, inoltre, ha dato impulso alla diversificazione e all’evoluzione dei prodotti, che spesso presentano soluzioni innovative nel panorama delle asset class più tradizionali. 

¿Come percepisce l’offerta attuale (quantitativa e qualitativa) nei fondi d’investimento in confronto a periodi anteriori?

Certamente meno orientata al classico per quanto riguarda la tipologia dei prodotti. Secondo me vi è anche un certo sforzo da parte delle case per razionalizzare la gamma ed aggiornarla, tenendo il passo con lo sviluppo dei mercati finanziari a livello globale. 

Per quanto riguarda l’offerta presente in europa, infatti, cresce la possibilità di investimenti non tradizionali, anche in asset class di nicchia, in passato  non accessibili tramite fondi comuni d’investimento. 

Tra questi non possiamo non citare i fondi short duration high yield, i risk parity, i fondi che investono in corporate bond emergenti, nelle small cap asiatiche ed emergenti, nei frontier markets, i fondi flesssibili, gli absolute return ed i fondi tematici.

¿Quali potrebbero essere i miglioramenti nel rapporto con le società di asset management?

Le basi per un buon rapporto con le società di asset management terze si possono riassumere in tre principi fondamentali: trasparenza, professionalità e qualità del servizio. 

Da un punto di vista operativo, la realizzazione di alcune soluzioni potrebbe migliorare notevolmente  la comunicazione e il rapporto con gli asset manager, ad esempio l’adozione di siti web (o sezioni del sito) dedicati agli investitori professionali e l’introduzione di product specialist per strategie ad alta complessità. 

Tuttavia, pur apprezzando questi sviluppi necessari, ritengo che un’elevata e crescente preparazione tecnica del sales di riferimento sia uno dei principali fattori critici di successo per un asset manager che ambisca all’eccellenza in questo contesto.

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