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Sicuri di sé e appassionati. Ecco l’identikit del private banker


Sicuri di sé, convinti e appassionati, svolgono con entusiasmo il loro lavoro. È questo l’identikit del private banker secondo la percezione che hanno di se stessi. Due i maggiori plus della professione: la relazione con una clientela di alto livello e la tranquillità del supporto della banca. Mentre sono poche le criticità. Talvolta sono riferite al rapporto di dipendenza, talvolta all’immagine mutata e oscurata delle banche. Ai consulenti finanziari invidiano l’indipendenza. Ma li percepiscono più aggressivi e meno controllati, più attenti alle loro esigenze che a quelle del cliente. I dati emergono da una ricerca firmata SWG dal titolo “Risparmio: protagonisti a confronto. Indagine tra consulenti finanziari, private banker e bancari” presentata da Alessandra Dragotto durante la tre giorni di ConsulenTia 2016, la manifestazione organizzata dall’Anasf a Roma e patrocinata dal Comune di Roma.

Il campione di indagine sono stati 100 gestori della clientela mass/retail, 100 private banker, 100 consulenti finanziari iscritti Anasf. La metodologia di rilevazione è avvenuta tramite interviste telefoniche con metodo CATI e online con metodo CAWI dal 10 dicembre 2015 al 7 gennaio 2016. Secondo quanto emerge dalla ricerca, il maggiore livello di preoccupazione si registra tra i bancari, soprattutto per il timore di perdere il posto di lavoro a fronte dei grandi cambiamenti che stanno interessando il settore, tra fusioni e riorganizzazioni. Quanto ai consulenti, invidiano alle altre due categorie il lavoro alle dipendenze che quindi comporta minori responsabilità individuali ma si mostrano generalmente soddisfatti per la propria condizione professionale e per la possibilità di tenere un contatto diretto con i risparmiatori. Anche se uno su tre rileva criticità nel rapporto con la società mandante e uno su cinque si dice pronto a reinventarsi professionalmente come private banker o consulente fee-only.

Inoltre, durante l’indagine è emerso un dato, interrogati in relazione all’immagine che hanno di sé stessi, utilizzando una metafora del mondo animale. Ovvero che “i bancari, con il loro atteggiamento attendista, mostrano i tratti tipici del leone; i private, per l’aggressività decisa, ricordano lo scatto felino della tigre; mentre i consulenti, per la loro capacità di affiancamento e di fedeltà, sono come un pastore tedesco. “Si sentono, in altre parole, il miglior amico del risparmiatore”, ha spiegato Alessandra Dragotto. Sta di fatto che i consulenti finanziari hanno costruito il loro portafoglio cliente per cliente “e sono costretti a stare un passo avanti sul mercato proprio per il tipo di mestiere che fanno, imprenditoriale”, ha affermato durante la tavola rotonda Antonello Piancastelli, condirettore generale di Fideuram-Intesa Sanpaolo Private Banking. Che continua: “per quanto riguarda i private banker, quello che conta è la solidità dell’istituzione per cui lavorano.

Ma entrambe le professioni possono coesistere e avere un grande valore da proporre al mercato”. E c’è molto movimento tra le due categorie, soprattutto da qualche tempo a questa parte. Aggiunge Piancastelli: “nel corso del 2015 in Fideuram abbiamo preso cento nuovi colleghi da banche private. L’immagine del cane lupo associata ai consulenti mi piace molto e risponde alla verità perché sono figure professionali attendibili, di cui ci si può fidare e sempre dalla parte del cliente. Il mestiere di questi professionisti ha giocato e gioca un ruolo importante anche per l’economia di questo paese dato che si occupa di gestire il risparmio privato delle famiglie. Purtroppo le cose stanno cambiando e la quota di risparmio si sta riducendo, per non parlare del fatto che gli immobili, da cui storicamente gli italiani hanno ricavato una rendita, sono penalizzati dalla tassazione. Inoltre il reddito fisso non è più remunerativo. Occorre quindi pensare insieme, e bene, l’asset allocation adatta alle esigenze personali. E in questo i professionisti della consulenza sono una figura fondamentale”. 

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