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Sfide e limiti di MiFID II per il private banking


Uno degli aspetti della crisi che maggiormente ha trasformato il settore finanziario è stata l'ondata di nuove regole nazionali e sovranazionali approvate dal 2007 ad oggi, norme relative al rischio sistemico e al rafforzamento delle riserve di capitale, a questioni di governance e di controllo, ma soprattutto direttive relative al mercato e alle relazioni con i clienti che sono ancora in fase di sviluppo e di attuazione. "Se la normativa MiFID ha rappresentato per il sistema una rivoluzione che ha modificato e disciplinato le modalità di erogazione della consulenza finanziaria in Italia, MiFID II deve essere invece vista come un naturale proseguimento verso la strada intrapresa ed un rafforzamento di alcuni principi, tra cui una maggiore trasparenza verso i risparmiatori in tema di costi e conflitti di interesse", spiega Gianfranco Venuti (nella foto), responsabile Private Banking & Wealth Management di Banca Popolare di Milano.

E continua: "quella che si riscontra nei nuovi obblighi di trasparenza è una piccola rivoluzione, grazie alla quale il cliente verrà messo in condizione di conoscere in modo trasparente tutti i costi legati al servizio offerto e potrà essere in grado di valutare e dare un valore alla qualità della consulenza ricevuta". Secondo Venuti, MiFID II avrà un effetto positivo nei confronti della clientela. Tutti i nuovi modelli commerciali che si stanno sviluppando o affinando e che guardano alle modifiche introdotte dalla direttiva pongono l’accento su due aspetti: il cliente nella sua interezza diventa centrale e la consulenza evoluta rappresenta un servizio distintivo nel rapporto con il cliente stesso. "Il cliente potrà quindi beneficiare nel suo rapporto con gli intermediari finanziari di consulenti formati e aggiornati e di modelli consulenziali che prevedono gamme di prodotti ampie e di qualità con rigorosi processi di selezione".

Per Marc Brodard, membro del comitato esecutivo della Schroders & Co Bank AG - una divisione del Private Banking di Schroders in Svizzera, che gestisce un patrimonio di circa 50 miliardi di euro -, la principale conseguenza di tutto questa nuova regolamentazione è stata "un aumento dei costi, in quanto le banche sono state costrette a rafforzare i propri sistemi di compliance, di gestione del rischio, delle tecnologie dell'informazione, della comunicazione con i clienti, etc. Ovviamente, tutte queste nuove regole hanno avuto un impatto sui bilanci e conti economici delle entità". Secondo l'esperto, "il rispetto dei requisiti della direttiva MiFID II comporterà un significativo aumento dei costi e, in secondo luogo, e una diminuizione dei ricavi, e ciò genererà pressione sui margini nel private banking". In Svizzera, dove è in vigore FIDLEG, una norma molto simile a MiFID II, "negli ultimi cinque anni, il settore del private banking ha perso circa il 50% del margine lordo, e il processo non è ancora terminato".

Brodard ritiene inoltre che l'aumento dei costi e dei requisiti normativi rendono imperativo che le private bank siano selettive rispetto ai mercati in cui operano, perché "non possono sopportare il costo di essere presenti in 10 o 15 mercati e soddisfare i requisiti di ciascuno. "A questo proposito, l'esperto prevede che il processo di consulenza diventerà più complesso e più lento, soprattutto nel caso di mandati di consulenza transnazionali. Anche la gestione delle raccomandazioni di investimento, non solo degli ordini dei clienti, diventa più complessa nel nuovo scenario che MiFID II propone, visti soprattutto i nuovi requisiti di formazione, certificazione e registrazione che vengono imposti ai consulenti", conclude.

 

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