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Sette consigli (e una constatazione) per non farsi prendere dalle emozioni prima di investire


Ogni investitore sa che la cosa più razionale da fare è vendere quando gli asset sono cari e comprare quando sono a buon mercato, così come non conviene entrare e uscire dal mercato, ma adottare e una strategia nel lungo termine. Tuttavia, a ogni nuovo movimento di mercato ci sono investitori che si fanno prendere da emozioni primordiali come l’avarizia e il panico, ottenendo di solito risultati disastrosi.

“Gli esseri umani sono fatti per agire”, spiega Stephen Wendel, head of Behavioral Science di Morningstar e uno dei relatori dell’edizione di quest’anno della Morningstar Investment Conference di Madrid. “Di fronte a una situazione di incertezza – una crisi, un cambiamento nella nostra vita, il lancio di un nuovo fondo…- abbiamo paura di restare inerti, quando invece sarebbe la miglior soluzione”. Sono numerosi, infatti, gli studi che dimostrano che gli investitori che ruotano maggiormente i propri portafogli sono quelli che si comportano peggio in termini relativi nel lungo periodo.

A questo va aggiunto che la maggior parte degli investitori, sia piccoli che professionisti, peccano di eccesso di fiducia nelle proprie capacità – “è statisticamente impossibile che la maggior parte riesca a battere il mercato o che si distingua rispetto alla media dei colleghi”, sottolinea Wendel – e che “gli esseri umani agiscono secondo istinti e abitudini che spesso ignorano”.

Cosa possono fare, dunque, gli investitori per non remare contro i loro interessi? La chiave, secondo l’esperto, sta nel “cercare di eliminare la componente umana dall’equazione”. Il che non significa affidare tutto il processo a servizi completamente automatizzati come i robo advisors, sottolinea, perché è importante che le persone mantengano sempre la propria capacità di decisione.

Tuttavia, il suo primo consiglio ha proprio a che fare con l’automatizzazione di alcune decisioni come, per esempio, mettere in conto una quota mensile per il nostro piano di pensioni o, nel caso dei consulenti, pianificare opzioni standard dal momento che è dimostrato che alla maggior parte delle persone risulta più facile accettare un piano delineato previamente che scegliere o rifiutare attivamente diverse opzioni.

Il secondo consiglio è adottare misure per impedire o, al meno, ostacolare la presa di decisioni di cui ci si potrebbe pentire. Qui Wendel fa riferimento a questioni come fare affidamento su clausole contrattuali che proibiscano o penalizzino alcune pratiche o che esigano che un ordine sia riconfermato dopo varie ore (o giorni) prima di essere eseguito, per esempio.

Il terzo consiglio è strettamente vincolato con il sovraccarico di informazioni con le quali ci confrontiamo quotidianamente. “Se le notizie o i guru ci parlano continuamente della crisi o delle opportunità che offre questo o quell’altro settore, finiremo per lasciarci trascinare dalle emozioni. È più facile evitare la tentazione che resistervi”, di modo che consiglia di ridurre le informazioni alle quali ci si espone, specialmente quelle più sensazionaliste.

Come quarto punto, consiglia di rendere pubblici i propri piani, sia per quanto riguarda gli obiettivi di investimento che la strategia del fondo, per rendersi responsabili delle proprie decisioni agli occhi degli altri, facendo sì che la pressione sociale aiuti a non agire in modo irrazionale.

Wendel, poi, consiglia di imparare dalla psicologia essenziale e dai pregiudizi su cui si basa il nostro comportamento, al fine di evitarli. Per esempio, se all’improvviso decidiamo di vendere una posizione o cambiare strategia di investimento, ci risulterà più facile trovare argomenti in difesa di questa scelta (pregiudizio di conferma). Per questo, l’esperto consiglia di concentrarsi sugli argomenti contrari.

Infine, sottolinea l’importanza di prendersi cura di sé stessi in modo adeguato – mangiare bene, dormire a sufficienza, mantenersi in forma – perché il nostro stato fisico influisce molto più di quanto si pensi sulle nostre decisioni di investimento. Per questo conclude: “Siamo esseri umani e le nostre decisioni rispondono a fattori di cui non sempre siamo consapevoli. Non possiamo cambiare la natura delle persone ma possiamo influire sull’ambiente circostante in modo intelligente e con accurata pianificazione”.

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