Se un euro debole potrebbe rivelarsi utile


Gli operatori finanziari si sono convinti che la FED disponga ora delle necessarie rassicurazioni per affrontare il nuovo scenario restrittivo, anche se rimane una netta impressione che il rialzo dei tassi non potrà che rimanere accomodante in funzione delle variabili macroeconomiche interne. In tal modo possono essere giustificati l’appiattimento della curva dei rendimenti dei Treasury e lo scatto in avanti del dollaro USA. Dopo questo ampio movimento, che ha influenzato tutti i mercati finanziari, l’attenzione si sposta ai prossimi meeting di FED e BCE di dicembre per avvalorare le varie ipotesi che gli analisti hanno già tracciato. Spiega Corrado Caironi, investment strategist di R&CA, che “nella sessione di ottobre la Fed era stata più chiara rispetto alle aspettative del mercato, eliminando il riferimento alla situazione internazionale e ritornando concentrata sui dati domestici. La pubblicazione di dati robusti, in particolare nel mercato del lavoro, sono state probabilmente le ragioni di una rivalutazione del Dollaro US e delle possibilità di un rialzo dei tassi di interesse entro fine anno”. A queste ragioni si affiancano le diverse risposte delle principali banche centrali. Tra i paesi del G10 sono state le autorità monetarie di Stati Uniti e Gran Bretagna a sottolineare la necessità di un restringimento, mentre tutti gli altri governatori continuano nella loro politica accomodante.

Politiche monetarie divergenti
In particolare si evidenzia l’opposto atteggiamento, rispetto a FED e BoE, della Banca Centrale Europea (BCE) pronta invece ad aumentare la potenza espansiva. “I portafogli di investimento degli investitori in euro hanno già beneficiato della rivalutazione della divisa statunitense nella parte di portafoglio investita al di fuori dall’eurozona e denominata in dollari. Il tasso di cambio eur/usd è passato da 1,2002 di inizio anno agli attuali 1,0741 con una rivalutazione di oltre il 10%, aiutando in modo deciso le performance accumulate.

Rafforzamento del dollaro
La domanda che gli investitori dell’area euro si stanno ponendo è se questo trend, alla luce delle divergenza di politica monetaria della banca centrale, possa continuare e con quali previsioni. “Sebbene ci sia un unanime consenso sull’ulteriore rivalutazione del dollaro verso tutte le più importanti valute, non tutti sono concordi su potenzialità e tempi. Uno dei punti chiave sarà la comunicazione delle decisioni della BCE a dicembre dove si chiariranno gli interventi aggiuntivi all’espansione già in atto. Per quanto riguarda il contributo da un’ulteriore rivalutazione del dollaro alle performance, gli spazi seppur indicati da un ampio consenso, sembrano più limitati rispetto al 23% che il dollaro ha accumulato negli ultimi diciotto mesi”, continua Caironi. E conclude: “i dati attuali di crescita economica non soddisfano il presidente della BCE Mario Draghi che ha già comunicato agli operatori che la banca centrale sta studiando una strategia monetaria ancora più incisiva da proporre nel prossimo meeting di dicembre”. In realtà il tasso di crescita del manifatturiero dell’eurozona sembra mettere in evidenza un leggero segnale positivo, accompagnato dal miglioramento del clima di fiducia. “È indubbio che il dato di crescita rimanga comunque ‘tiepido’ rispetto alle iniziative della BCE che da marzo ha programmato operazioni di acquisto di titoli obbligazionari per 60 miliardi al mese (Quantitative Easing), mentre i tassi di interesse sono al minimo storico da sempre: oltre il 40% delle nuove emissioni di titoli di stato appartenenti all’area Euro trova tassi di collocamento negativi. Eppure gli investimenti sono insufficienti, la domanda nei consumi permane debole, mentre i prezzi non manifestano ancora segnali di rialzo, lasciando l’autorità monetaria perplessa sugli obiettivi di inflazione al 2%”, aggiunge Caironi.

Le risposte del mercato
Sulle possibili risposte del mercato alle mosse della BCE le informazioni rimangono di un limitato movimento. Sui titoli di stato dell’area euro gli spazi rimangono contenuti vista l’ottima performance che da gennaio ha coinvolto tutti gli asset dell’europeriferia. Precisa ancora Caironi: “la compressione degli spread contro Bund è stata molto elevata, come nel caso di Italia e Spagna che solo qualche semestre fa erano considerati ancora a rischio. L’euro dovrebbe tornare sotto pressione con l’avvicinarsi di dicembre, in particolare se l’iniziativa della BCE si trovasse contrapposta a quella di un primo rialzo della FED”. Infine i mercati azionari: gli analisti stanno analizzando le trimestrali sugli utili. Dopo una prima parziale presentazione dei risultati del terzo trimestre, questi si presentano più bassi rispetto alle previsioni, peraltro già tagliate durante il periodo estivo. “Le possibilità di un rialzo sembrano quindi legate a un processo di recupero della redditività e di espansione dei fatturati: un euro debole potrà comunque essere utile”, taglia corto Caironi.

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