Conti (Eurizon): "Il nodo, mai come ora, è il debito"


I tassi a zero, quando non negativi, stanno sconvolgendo le banche, le compagnie assicurative e le scelte di investimento dei risparmiatori. Per questo, anche l’industria della consulenza si sta trovando davanti a un passo nuovo dove, accanto alla capacità di dare dei suggerimenti corretti sulla base degli obiettivi finanziari, è costretta a far capire al cliente che per avere lo stesso rendimento di prima bisogna raddoppiare il rischio. Andrea Conti, responsabile macro research di Eurizon Capital SGR, raggiunto a margine del convegno organizzato da Assoreti dal titolo ‘Siete pronti per la Mifid 2? La gestione del miglior interesse del cliente tra volatilità, tasi di interesse negativi e nuova geografia del mercato europeo’, afferma che “da troppo tempo non si parla più di crescita economica ma di crisi dove economia è sinonimo di crisi. Questo è un ciclo economico molto lungo, che si profila da vacche magre anche per i primi della classe, ovvero gli Stati Uniti. Per gli Usa è il quarto ciclo dal dopoguerra ma è il più debole in assoluto; altri, a questi livelli, si sarebbero giù conclusi”. Precisa: “fatto 100 le economie nel 2008, oggi gli Usa sono a 111, la Germania a 107, la Spagna a 98 e l’Italia a 92. Il mondo non cresce: viaggia con due motori spompati (crescita economica e produttività) e una palla al piede che è il debito, tanto che il debito privato (non finanziario) e pubblico del G7 si aggirano intorno a quasi il 260% del Pil.”

Questa crisi, insomma, è iniziata come una crisi del debito. “Oggi è allocato meglio perché, rispetto al passato, è meno nelle mani dei privati e più in mano a Banche centrali e governi ma ha continuato a crescere e la produttività non riparte”, continua Conti. Il dibattito è incentrato su una certa inefficienza del QE e sul fatto che le Banche centrali abbiano fallito. Aggiunge il manager: “in realtà queste non avevano come obiettivo quello di mettere in moto la produttività, quanto di far sì che l’enorme ammontare di debito non affossasse ulteriormente il mondo. Il QE, tassi a zero e allentamento quantitativo hanno avuto effetti enormi sui mercati e non sulle economie. I tassi a zero sono fuori norma, tanto che i mercati obbligazionari sono in bolla (valutativa). Anche se non si deve avere paura che scoppi da un momento all’altro; così non sarà, a meno che non lo decidano le Banche centrali. La crescita nominale (economia più inflazione) è bassa ma è al 4% e i tassi di interesse sono all’1,5%: è una bolla voluta dalle Banche centrali che sta andando a contagiare spread e azioni”.

Ecco che, alla ricerca di rendimento, lo si va a cercare dove c’è. Il gruppo è positivo sull’equity con una preferenza per gli emergenti. “È l’area geografica che più si giova di tassi che restano bassi. Il ciclo economico è partito dagli Usa, l’Europa si è agganciata, ora è tempo che gli emergenti escano dalla recessione. In un’allocazione normale, il sovrappeso in più andrebbe messo sulle attività a spread, come il debito emergente che è sottovalutato. In questa fase abbiamo un sovrappeso su obbligazioni high yield e debito emergente, soprattutto in valuta locale. Inoltre stiamo valutando se cominciare a incrementare la quota di finanziari. Questo settore è stato penalizzato da una crescita anemica e tassi troppo bassi. Se le Banche centrali si metteranno a correggere la perdita del margine di interesse, questo potrebbe essere un momento di ingresso nel comparto. Ma è da vedere come si comporteranno l’economia e le Banche centrali. A far saltare il banco potrebbero essere, a mio avviso, non tanto le Banche centrali o la politica (che continuerà a creare, senza dubbio, molta volatilità), quanto il tasso di disoccupazione. Il nodo, mai come ora, è il debito”.

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