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Il ritorno della Grecia sul mercato completa la fenomenale inversione nelle fortune dell’Eurozona


Ormai il peggio è passato.  Cinque anni fa, i costi di finanziamento per i Paesi periferici erano saliti a livelli insostenibili. Il debito della Spagna a dieci anni si attestava al 7.5%, in Italia al 7%, in Portogallo all’11% e in Grecia raggiungeva ben il 27%. "In parte, questi numeri riflettevano il rischio di ridenominazione del debito ma alla fine, agendo come prestatore di ultima istanza, la BCE ha ridotto molto questo rischio, ha riaperto l’accesso al mercato per Paesi come Spagna e Italia, abbassando quindi i loro costi di finanziamento impliciti", commenta Stefan Isaacs, deputy head of Retail Fixed Interest in M&G Investments. "Nel tempo (alcune) riforme strutturali, un ulteriore alleggerimento monetario e una migliore crescita hanno portato a un’ulteriore diminuzione dei costi di finanziamento, in alcuni casi al di sotto dei tassi di crescita, offrendo reali prospettive di sostenibilità del debito per queste economie. E il ritorno della Grecia sul mercato completa la fenomenale inversione nelle fortune dell’Eurozona".

La settimana scorsa la Grecia è tornata sul mercato obbligazionario con un nuovo bond quinquennale. Cosa ha portato a questo ritorno sui mercati finanziari? "Ci sono segnali che le prospettive di crescita stiano svoltando e aumentando", comemnta Nicholas Wall, gestore del fondo Old Mutual Strategic Absolute Return Bond, di Old Mutual Global Investors. "Il turismo sta registrando un boom, mentre la produzione industriale anno su anno sta crescendo a un tasso di oltre il 5%. Ancora più incoraggiante è il fatto che la disoccupazione stia calando, i redditi reali aggregati stiano aumentando e di conseguenza i consumatori greci stiano diventando più fiduciosi – le vendite al dettaglio sono in rialzo del 4,6% anno su anno. Infine la portata delle misure di austerità che il Governo greco deve intraprendere si è ridotta, aggiungendo ulteriore sostegno alla crescita. Quindi riteniamo che la ripresa della crescita della Grecia possa continuare".

Ma il gestore avverte che "il rischio principale risiede nel disaccordo tra il Fondo Monetario Internazionale e i creditori europei della Grecia circa la natura delle misure di alleggerimento del debito per il Paese. Non sarà un percorso semplice: la Germania sta insistendo sul coinvolgimento dell’FMI, l’FMI insiste sul taglio del debito e il Governo tedesco non vuole portare una proposta di questo tipo al Bundestag prima delle elezioni (come dovrebbe fare)". E continua: "Che la Grecia abbia un rapporto debito-Pil del 100% o del 200% oggi fa poca differenza per la performance economica nei prossimi due o tre anni. Ciò che importa è che le riforme sul lato dell’offerta continuino, incoraggiando gli investimenti, e che i costi di finanziamento del debito siano bassi (attualmente sono inferiori rispetto a quelli italiani o portoghesi). Riteniamo quindi che l’Europa e l’FMI non porteranno la Grecia al default a causa di questo disaccordo".

È possibile che la Grecia si trovi in un circolo virtuoso, in cui diventa qualificata per essere inclusa nel programma di acquisto degli asset della Banca Centrale Europea. Perché ciò accada, Atene deve superare l’analisi sulla sostenibilità del debito dell’Eurotower. La Francia ha proposto di legare l’alleggerimento del debito ellenico alla crescita economica, una misura che darebbe alla BCE più fiducia nel condurre la sua analisi.

 

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