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Alternativi 2016 in tono minore


Il 2016 non è stato l’anno degli alternativi europei, nonostante a fine 2015 molti erano pronti a scommetterci. In dodici mesi, infatti, avevano segnato il più alto tasso di crescita in termini di flussi netti (+27%). A dicembre 2016, tuttavia, l’organic growth rate (che misura i flussi in percentuale del patrimonio iniziale) è stato inferiore al 10% (stime Morningstar sui fondi distribuiti in Europa). 

In termini assoluti, questi strumenti, che si caratterizzano per un’alta flessibilità nelle strategie di investimento e il tentativo di mantenere una bassa correlazione con le asset class tradizionali, hanno raccolto 30,6 miliardi di euro nel 2016 contro i 78 miliardi dell’anno precedente. Si sono messi in luce soprattutto i multi-strategy (+32 miliardi), che hanno proseguito il trend positivo che dura da settembre 2014. Al secondo posto, si sono posizionati i market-neutral azionari, che hanno raccolto poco meno di 3 miliardi, e al terzo gli strumenti specializzati sulla volatilità. Per contro, hanno subito riscatti le strategie long/short, sia azionarie sia obbligazionarie, e quelle global macro.

Le società di gestione che più hanno beneficiato della popolarità dei fondi multi-strategy sono state JPMorgan, Invesco e Aviva. Il comparto JPM Global macro opportunities è primo in Europa per flussi netti con circa 5 miliardi. Al secondo posto si colloca un fondo Invesco non disponibile in Italia e al terzo Invesco Global targeted return. Seguono tre fondi Aviva Multistrategy target. Ha sofferto, invece, deflussi per 306 milioni Standard Life Global absolute return strategies, che nel 2015 era stato tra i più popolari.

CATEGORIE ALTERNATIVE EUROPEE CON I PIÙ ALTI FLUSSI NETTI NEL 2016

Categoria Morningstar  Flussi netti stimati 2016 Asset totali netti 2016-12 Tasso di crescita organico 2016-12
Alt - Multistrategy 32.260.992.540 172.649.990.978 21,85
Alt - Market Neutral - Equity 2.961.370.099 35.119.202.461 9,05
Alt - Volatility 2.955.920.834 8.567.258.851 45,49
Alt - Event Driven 2.432.264.144 9.631.305.264 32,89
Alt - Long/Short Equity - UK 2.211.690.712 9.230.492.164 29,54

 

Un anno di sfide

Il 2016 è stato un anno sfidante per gli alternativi perché gli shock politici, insieme alla traiettoria divergente delle politiche monetarie delle principali Banche centrali, hanno messo sotto pressione i rendimenti. L’analisi degli indici Credit Suisse che tracciano l’andamento di queste strategie mostra che l’approccio multi-strategy ha avuto un rendimento del 3,2% (in euro) nel 2016, quindi inferiore a quello dell’azionario Msci globale (+10,7%) e dell’obbligazionario Bloomberg Barclays Global aggregate (+5,1%). Ancora peggio sono andati gli altri benchmark, in particolare il Credit Suisse equity market neutral (-5,9%) e il long/short equity (-4,6%).

Una piccola fetta del mercato

In Europa, i fondi alternativi, anche chiamati liquid alternative, hanno chiuso il 2016 con un patrimonio di 392 miliardi, che si confronta con gli oltre mille miliardi dei bilanciati, i 2.200 degli obbligazionari e i 2.800 degli azionari. Restano, quindi, una componente ancora piccola degli asset complessivi dell’industria del gestito del Vecchio continente (meno del 5%). Tuttavia, è un segmento molto attivo: secondo i dati Morningstar, nel 2016 sono stati lanciati circa 300 prodotti di questo tipo.

Essi ricadono in due grandi tipologie: quelli che mirano a coprire il rischio di ribasso dei mercati e quelli che puntano a non avere alcuna correlazione con essi. In entrambi i casi, l’obiettivo è ridurre la volatilità complessiva del portafoglio. Ma gli utilizzi, così come i processi di investimento, sono assai differenti tra loro. “I liquid alternative sono potenzialmente utili per costruire un portafoglio ben diversificato”, spiegano Jason Kephart and Josh Charlson, analisti di Morningstar su questo segmento, in un articolo su Morningstar Magazine del gennaio scorso. “Sono disegnati per fornire una minima esposizione e correlazione verso le asset class tradizionali, principalmente azioni e obbligazioni e questo può aiutare a smorzare gli alti e bassi delle performance e ridurre i cali in fasi di ribasso. Tuttavia, sebbene l’obiettivo sia ammirevole, è difficile da raggiungere. Di conseguenza, i risultati sono finora stati misti. Di fatto, se il fondo non riesce a staccarsi in modo significativo dall’andamento dei mercati, è preferibile per l’investitore scegliere un prodotto tradizionale, che probabilmente costa meno”.

CATEGORIE ALTERNATIVE EUROPEE CON I PIÙ ALTI DEFLUSSI NETTI NEL 2016

categoria Morningstar  Flussi netti stimati 2016 Asset totali netti 2016-12 tasso di crescita organico 2016-12
Alt - Long/Short Debt -3.867.336.589 63.978.761.110 -5,5
Alt - Long/Short Equity - Europe -1.473.426.495 25.601.383.516 -4,84
Alt - Global Macro -1.886.299.272 14.530.455.368 -10,95
Alt - Long/Short Equity - US -1.257.793.190 4.672.839.628 -22,18
Alt - Currency -222.268.279 2.731.318.872 -8,12

 

Come valutare gli alternativi

Quali sono i parametri da prendere in considerazione per valutare una strategia alternativa? Morningstar ha creato una matrice (style box) basata su due fattori tratti dalle performance storiche: la correlazione e la volatilità relativa rispetto a un indice azionario globale market-cap-weighted (ponderato per la capitalizzazione di mercato dei titoli). Il benchmark utilizzato è il Morningstar Global market con un orizzonte di tre anni. L’impiego di un paniere azionario deriva dal fatto che la componente principale di rischio di portafoglio deriva dall’equity, per cui ha senso vedere come un fondo alternativo diversifica rispetto a tale rischio. 

“La correlazione di un fondo con un indice azionario globale mostra quanto è forte la relazione tra i suoi rendimenti e quelli del benchmark. Questo rappresenta un fattore chiave quando si parla di diversificazione del portafoglio”, spiegano gli analisti di Morningstar. “Dal canto suo, la volatilità è un importante indicatore per l’investitore, soprattutto se confrontata con un paniere equity internazionale, perché aiuta a comprendere come si comporta il singolo prodotto in un portafoglio più ampio”.

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Fattori da considerare

È bene ricordare che lo stile di un fondo alternativo non è il solo fattore da prendere in considerazione quando si valuta questi strumenti. È fondamentale guardare alla qualità del team di gestione, al processo di costruzione del portafoglio, agli obiettivi dichiarati dal fund manager e, non ultimo, ai costi. Infine, bisogna prestare attenzione ai cambiamenti che avvengono nel tempo: correlazioni e volatilità non sono fattori statici e il fondo può reagire in modo differente al variare delle condizioni di mercato. Insomma, non basta scegliere bene al momento dell’acquisto; occorre monitorare l’investimento nel tempo.

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