Schroders: l'idea generale sul petrolio è sbagliata


Le cause del forte calo nel prezzo del petrolio sembrano ormai evidenti. Da un lato vi è un chiaro eccesso dell’offerta nel mercato globale alimentato dai paesi OPEC (produttori del 36% del petrolio mondiale) e dall’altro l’aumento di sanzioni contro l’Iran, che mette in circolazione 600.000 barili al giorno solo per aumentare la propria quota di mercato. "Potremmo dire che sono questi due i fattori principali che hanno portato il prezzo del greggio a 45-40 dollari al barile. Altre cause del calo (che lo hanno portato al di sotto dei 30 dollari) sono i dubbi sui dati relativi alla domanda, specialmente negli Stati Uniti e in Cina, stock ai massimi storici, soprattutto nel mercato americano, lo stato d'animo sull'economia (in questo momento non ci sono investitori interessati all’energia o che non siano infraponderati nel settore) e il prezzo delle aspettative di ribasso o rimozione del dividendo delle società legate a quelle del settore in questione.

Secondo i gestori del fondo Schroder ISF Global Energy, l'idea generalizzata che ha il mercato è sbagliata, e a questi livelli nessuno ci guadagna. "In primo luogo, il mercato stima una crescita della domanda del 2% all’anno, mentre in realtà è del 4%. Il motivo principale è l'errore di calcolo della domanda da parte delle società energetiche, che si riassume nella seguente equazione: OFFERTA - DOMANDA = Stock +/- Esportazioni/Importazioni. In Schroders calcoliamo la domanda secondo il consumo energetico, che ha più senso, poiché il 65% del petrolio è impiegato nel trasporto dei veicoli. In Cina si vendono 4,8 milioni di automobili al trimestre, che si traduce in un aumento della domanda di carburante del 6% annuale. La stessa tendenza si registra anche negli USA. Di conseguenza, la domanda è buona”, spiegano dalla società.

L’altro punto da evidenziare è la grande riduzione di capex superiore al 20% nel 2015 e un 22% addizionale che, secondo le statistiche della SGR, si prevedono per il 2016. “Questi livelli non si vedevano dal 2005, quando la domanda era di 83,5 milioni di barili al giorno mentre adesso è di 95 milioni. Lo scopo di misure così drastiche è quello di non andare a toccare il dividendo per quanto più tempo possibile. La conseguenza è che stiamo entrando in un periodo di riduzione di rifornimenti che vivremo nella seconda metà dell’anno”. A livello aziendale, questa è stata la più forte contrazione del mercato negli ultimi 35 anni. Le società sono quotate 0,5 volte il loro valore, la quota più bassa dal 1983. Di questo passo e con scadenze comprese tra il 2019 e il 2022 di 69 miliardi di dollari nel settore americano, è molto complicato che il debito venga sanato”, riferiscono dalla società. 

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