Sarà il mercato a decidere la strategia del Qe?


Tassi d'interesse invariati al minimo storico dello 0,5%. Inflazione in crescita e rendimenti dei titoli di Stato dell'area euro, soprattutto i Bund tedeschi, in rialzo. Al Consiglio direttivo che ha riunito i governatori dell'Eurozona e i membri del Comitato esecutivo, Mario Draghi lo ha detto chiaramente: il programma di quantitative easing "sta funzionando" e "i suoi effetti si stanno dispiegando sull'economia". "La Bce non intende cambiare il suo orientamento di politica monetaria. Manterremo il nostro piano e se necessario lo rivedremo al rialzo". Insomma dopo soli tre mesi la guerra alla crisi economica e alla deflazione sembra già vinta.

Ma è davvero così? Saranno i movimenti del mercato a far rivedere le strategie adottate dalla Banca centrale? Secondo Marco Sozzi, portoflio manager di AcomeA è "difficile immaginarlo perché è difficile credere che il Qe europeo sia stato disposto solo per combattere il pericolo della deflazione: il. “portfolio rebalancing channel” è nelle righe dell’annuncio ufficiale dell’APP da parte della Bce. Si tratta cioè dello spiazzamento degli investitori in un certo settore finanziario, i quali saranno portati ad investire altrove (soprattutto in investimenti più rischiosi quali prestiti alle imprese da parte delle banche, obbligazioni societarie ed azioni), contribuendo così a rendere più espansive le condizioni finanziarie. Questo obiettivo non si raggiunge certo in tre mesi e sarebbe certamente reso difficoltoso da una risalita dei tassi di interesse di mercato. Per la BCE il target dell’inflazione è 'vicino ma al di sotto del 2%' e il Qe è stato disposto allorché ulteriori manovre sui tassi sono state rese difficoltose a causa del raggiungimento della soglia zero", continua Sozzi.

"Insomma, senza entrare troppo su questioni tecniche come l’'effetto base' o sulla differenza tra inflazione generale ed inflazione core (al netto delle componenti alimentari ed energia, le più volatili), la ripresa dei prezzi dovrà proseguire per un po’ perché la Bce cambi il proprio atteggiamento. Ricordiamo anche che l’obiettivo vero e necessario per tutte le autorità, politiche e monetarie, è quello della crescita, senza la quale la disoccupazione non potrà diminuire in modo sostanziale e soprattutto il già preoccupante peso del debito dei governi potrebbe continuare ad aumentare".

In questo senso - conclude Sozzi - le parole di Draghi sulla volatilità di breve periodo degli asset finanziari ('dovremmo essere abituati ad una volatilità più elevata quando i tassi di interesse sono così bassi'), sulla perdita di trazione dell’economia (imputata ai Paesi emergenti, ma anche al rallentamento sul lato delle riforme da parte dei governi) e sulla poca fiducia sulla ripresa dell’inflazione (prevista all’1,5% per il 2016) chiariscono che il viaggio continuerà per molti mesi".
 
 

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