Rosti (UBS ETF): "Sarà l'anno degli indici core azionari"


Tutti amano gli smart beta, si sa, ma in generale la crescita degli investimenti in ETF aumenta. E “a ritmi eccezionali su tutti i fronti”, come dice a Funds People Simone Rosti, responsabile UBS ETF per il Sud Europa. “I principali utilizzatori di ETF (SGR, banche e assicurazioni) continuano ad ampliare l’uso di tali prodotti soprattutto sulla parte core del portafoglio. Inoltre, un numero sempre crescente di distributori creano veicoli (fondi, gestioni, unit linked, certificati) esclusivamente investiti in ETF, perché si tratta di prodotti semplici da proporre ai clienti e da gestire, oltre ad avere sottostanti liquidi, poco costosi, trasparenti ed efficienti. Il mondo dei fondi pensione inizia ad adottare sempre più gli ETF, e lo stesso accade per alcune fondazioni”, precisa l’esperto.

Come a dire il trend generale c’è ed è positivo, assieme poi al successo di altre tipologie come appunto gli smart beta o perfino prodotti SRI. Per Rosti però “il trend più notevole - e in continua crescita - è rappresentato dall'utilizzo di veicoli indicizzati per implementare strategie di asset allocation più efficienti”. Gli investimenti passivi e indicizzati continueranno dunque a crescere all'interno dei portafogli istituzionali e privati.  Ma perché ciò avvenga con sempre maggior successo “è necessario sia avere una corretta asset allocation, sia un buon livello di educazione finanziaria per selezionare i migliori ETF a seconda di determinate caratteristiche (costo, capacità di replica dell’indice, etc)”, spiega l’esperto. “Le nuove forme di indicizzazione (factor/smart beta, SRI/ESG, etc…) continueranno a evolvere per offrire modalità di investimento complementari a quelle degli indici market cap e per mettere in essere strategie di asset allocation che richiedono sempre più granularità in termini di esposizioni”.

Sarà l’anno degli indici core azionari

In merito al 2017, come per gli altri provider che lavorano sul mercato italiano, anche per UBS ETF fare previsione è difficile, “basti pensare al posizionamento di inizio 2016 e a come è proseguito l'anno per via di fattori principalmente politici”, aggiunge Rosti. Che tuttavia parla di flussi che si concentreranno su indici core azionari: “in particolare MSCI Japan, MSCI EMU, MSCI USA, MSCI Emerging Markets, nonché su quelle asset class dove gli investitori faticano a trovare prodotti attivi che battano il benchmark o sui quali è più conveniente investire in ETF piuttosto che attraverso future”. “Su questi prodotti”, continua Rosti, “abbiamo beneficiato del processo di selezione che finalmente i principali investitori in ETF stanno gradualmente applicando: non si sceglie più sulla base del brand più riconosciuto o del ticker o dell’ISIN che si ricorda o che è già stato censito. Bensì, gli investitori iniziano a utilizzare criteri di selezione idonei a indentificare di volta in volta lo strumento migliore e più efficiente”. Poi c’è il fattore risk management: gli investitori istituzionali e i gestori tendono a diversificare sempre più spesso su almeno 3 o 4 case emittenti.

L’importanza è stare attenti ai rischi che si potrebbero incontrare per strada, quelli legati al mercato da una parte e soprattutto alla valuta: “coprirsi dal rischio cambio è ormai un'opzione adottata a livello di sottostante (a seconda, ovviamente, delle view di mercato) non solo dalle gestioni patrimoniali, ma anche dai gestori di fondi di fondi, prodotti assicurativi e casse di previdenza. Ormai si può accedere a quasi tutte le esposizioni in valuta diversa dall'euro anche con il cambio hedged, non più solo sui prodotti azionari, ma anche su fixed income e su materie prime. Occhio poi anche ai prodotti a leva e short: “è importante che gli investitori (anche professionali) comprendano i rischio di strumenti che portano con sé potenziali distorsioni della performance attesa, a causa del cosiddetto effetto compounding”, chiarisce l’esperto.

Tornando ai prodotti sui cui puntare l'interesse degli investitori in questo primo mese del 2017, secondo Rosti si sta concentrando non solo dunque su esposizioni core azionarie ma anche su obbligazionario USA (TIPS e corporate investment grade) coperto dal rischio cambio e su commodities, “dove i flussi si concentrano sul nostro ETF sull’indice CMCI broad commodities e sul CMCI ex agriculture”.

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