Risparmio gestito e robot, un eterno odi et amo


L’innovazione tecnologica in atto nel mondo finanziario sta producendo effetti sempre più evidenti ma generando parallelamente anche una serie di dubbi e domande su quali saranno le conseguenze e i risvolti futuri derivanti dal suo crescente impiego. Tra le decisioni che hanno fatto più discutere negli ultimi tempi ricordiamo quella presa da BlackRock, che lo scorso marzo ha annunciato che avrebbe sostituito alcuni dei suoi gestori con sistemi di intelligenza artificiale stimando che circa 30 miliardi di dollari sarebbero stati gestiti in futuro secondo la nuova modalità. Un volume non particolarmente rilevante se confrontato con i cinque bilioni di dollari gestiti dall’asset manager globale ma che la dice comunque lunga sul percorso che l’industria sta tracciando (o ha intenzione di tracciare) in uno scenario di pressione sui margini, riduzione delle commissioni, grande concorrenza e bisogno di mettersi in evidenza con prodotti innovativi che possano offrire migliori risultati rispetto alla concorrenza.

“L’innovazione tecnologica e la Data Science rimpiazzeranno i metodi tradizionali di investimento. Le società di gestione che continueranno a usare gli stessi strumenti del passato vedranno limitate le loro abilità di generare alfa e di soddisfare le aspettative dei clienti”, spiega Mark Wiseman, global head of active equities di BlackRock. La regola a cui si affidano dall’entità è semplice: se il prodotto registra risultati migliori della concorrenza, i flussi verranno da sé. E qui gli algoritmi dei robot stanno offrendo buoni risultati. BlackRock lo sta notando con le strategie absolute return, come il BlackRock Americas Diversified Equity Absolute Return.

Altrettanto interessanti sono i risultati che Goldman Sachs AM sta ottenendo con i suoi fondi CORE, una gamma basata su un modello quantitativo che parte dagli indici di riferimento e adotta posizioni relative in funzione delle convinzioni del team sull’informazione apportata dai big data. La piattaforma creata internamente dall’entità permette di processare quotidianamente 40.000 articoli in diverse lingue, in modo da capire con aticipo quali compagnie potrebbero trarre beneficio o risultare svantaggiate dalla pubblicazione di notizie e report. Evidentemente, nessun essere umano sarebbe in grado processare una mole simile di informazioni. Gli esperti indicano due vantaggi dell’intelligenza artificiale rispetto agli analisti in carne e ossa: una maggiore capacità e il distacco emotivo.

Da Goldman Sachs AM si dicono molto soddisfatti dei risultati ottenuti dai fondi che compongono la gamma CORE e che negli ultimi tre anni sono stati notevoli. Il GS Europe Core Equity, per esempio, ha registrato in questo periodo un rendimento annualizzato del 10,68%, offrendo un eccesso di rendimento sull’indice del 5,2%. Il rendimento del GS Emerging Markets Core Equity a tre anni è stato di un 6,4%, con un eccesso di rendimento del 4%. Stesso discorso per il GS Global Core Equity (rendimento annualizzato a tre anni del 9,5% con eccesso di rendimento del 3,6%) e il GS US Core (ritorno del 9,3% con eccesso di rentimento dello 0,45%).

Scommettere su un modello ibrido

Per adesso, le società di gestione stanno scommettendo sul tandem gestore-macchina che aiuta i professionisti nel loro lavoro quotidiano ma non smette per questo di rappresentare una potenziale minaccia, rendendo la relazione un continuo odi et amo. Gli asset manager confidano in una coesistenza pacifica, ma c’è chi ritiene che questa non durerà per sempre. Tra questi vi è Patrick Hunger, AD di Saxo Bank in Svizzera, che vede nell’approccio ibrido una soluzione temporanea. “Il gestore umano è stato e continua ad essere il nucleo del processo. È proprio qui che si produrrà il grande cambiamento nella gestione degli asset. Affidarsai alla tecnologia nella lunga catena del valore porterà a fare grandi passi avanti. Col tempo sarà la macchina ad rivestire un ruolo sempre più centrale. Il futuro appartiene all’e-asset management”, conclude l’esperto. 

Società

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