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La BCE estende il QE per tutto il 2017


Come ci si aspettava dopo la vittoria del No al referendum costituzionale italiano, la Banca Centrale Europea, nella giornata di ieri, ha prorogato il quantitative easing (QE) ben oltre le previsioni degli esperti del settore (la scandenza era fissata per marzo 2017), estendendo il programma di nove mesi fino a dicembre 2017, o oltre se necessario, fino a quando il Consiglio direttivo non vedrà una regolazione costante nel percorso di inflazione in linea con il suo obiettivo, riducendo da aprile 2017 il ritmo d’acquisto di asset da 80 a 60 miliardi di euro al mese. Tale proroga del massiccio piano di stimolo è stata attuata a causa della lenta inflazione, per apportare quindi dei benefici vista l’inerzia della stessa, e della paura del populismo che si sta scatenando nell’Eurozona, complice la Brexit, l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti e la vittoria del No nel referendum costituzionale in Italia. La BCE valuta che l’outlook è migliorato, non differente dall’inizio del QE, e il rischio deflazione si è allontanato. Non si tratta quindi di tapering, ed è per questo motivo che se nel frattempo le prospettive diventassero meno favorevoli, o se le condizioni finanziarie diventassero incompatibili con ulteriori progressi verso una regolazione costante del percorso di inflazione, il Consiglio direttivo intenderà aumentare il programma in termini di dimensioni e/o durata. Gli acquisti netti verranno effettuati insieme ad un reinvestimento dei pagamenti di capitale dai titoli acquistati nell’ambito del programma di acquisto di asset (APP).

I tassi di interesse sono invece rimasti invariati, con il tasso principale allo 0,0%, il tasso sui depositi overnight al -0,4% e il tasso marginale allo 0,25%. La scadenza dei titoli acquistabili dalla BCE all’interno del QE è stata rivista ad un minimo di un anno, a partire da gennaio 2017, allargando il bacino degli asset da poter comprare, con un rendimento anche inferiore del tasso di deposito attualmente in territorio negativo a -0,4%, con lo scopo di proseguire l’implementazione dello stimolo. Ad inizio anno, la BCE comprerà dunque titoli come il bund tedesco a breve scadenza.

L’economia della regione si è dimostrata finora resistente alle incertezze politiche su entrambi i lati dell’Atlantico, e il tasso di disoccupazione è diminuito a tal punto che in ottobre si è mostrato già al di sotto del livello previsto dalla BCE per il 2017. L’economia complessiva della zona Euro, che nel 2016 ha registrato una crescita del +1,6%, sta proseguendo in gran parte come previsto dalle previsioni della BCE di settembre, ad un ritmo moderato e costante, anche nel quarto trimestre dell’anno. Nonostante questo, Draghi ha più volte avvertito che i rischi al ribasso nella zona Euro persistono ad ogni modo, visti gli eventi politici verificatisi nel 2016 che alimentano incertezza, e le previsioni rimangono dunque ribassiste, con una prospettiva di inflazione sostanzialmente invariata.

Dando uno sguardo ai numeri ufficiali emersi dalla riunione, le previsioni di crescita del Pil nel 2017 sono del +1,7% (contro il +1,6% precedente), e del +1,6% nel 2018 e nel 2019. Per quanto riguarda le previsioni di inflazione, queste sono dell’1,3% nel 2017 (contro l’1,2% precedente), dell’1,5% nel 2018 (contro l’1,6% precedente), e dell’1,7% nel 2019. La BCE vede quindi l’inflazione ancora al di sotto del 2% nel 2019, fattore che potrebbe indicare che la Banca Centrale Europea potrebbe continuare con lo stimolo ancora a lungo.

Nella conferenza stampa seguente alla riunione, Mario Draghi ha sottolineato inoltre che la BCE non ha discusso propriamente di tapering, e che la Banca Centrale Europea continuerà ad essere presente sui mercati obbligazionari in modo attivo. Con un 2017 particolarmente difficile dal punto di vista politico in Europa, con diverse elezioni in programma in economie chiave nell’area Euro, Draghi ritiene che il giusto ruolo di una Banca centrale in mezzo a tale incertezza sia quello di mantenere una mano ferma sul timone dell’economia, garantendo una pressione sostenuta sui prezzi di mercato, senza distorcerli, dando ai governi l’opportunità di rafforzare la crescita economica e creare posti di lavoro.

Alla domanda di un giornalista sulle vulnerabilità dell’Italia, Draghi risponde che i problemi del Belpaese sono ben noti e che verranno affrontati insieme al governo italiano.

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