Ritorno del premio per il rischio politico in Europa?


Negli ultimi giorni molteplici fattori sono andati in questa direzione. Fonte di preoccupazione è stato sicuramente il risultato elettore delle amministrative spagnole, con il forte progresso del movimento Podemos che si è aggiudicato Barcellona e sarà determinante nelle giunte di Madrid, Valencia e Saragozza. Le news elettorali del week-end (alle elezioni spagnole si è aggiunta la vittoria degli euroscettici alle presidenziali in Polonia) si sono innestate su una situazione “emotivamente” già delicata per le crescenti difficoltà nei negoziati sulla crisi greca. Per quanto sia sempre complicato pesare razionalmente gli elementi di carattere politico, proviamo comunque ad individuare qualche punto di riferimento.
Con riguardo alla Spagna l’elemento di preoccupazione risiede ovviamente nelle elezioni politiche che avranno luogo a fine anno, con il rischio di un ulteriore progresso delle forze populiste anti-austerity. A questo proposito si devono fare alcune considerazioni:
- seppure in forte calo il Partito Popolare dell’attuale premier, Mariano Rajoy, è ancora la prima forza politica del paese;
- quelle di domenica erano elezioni amministrative nelle quali l’approccio degli elettori potrebbe essere più “aggressivo” rispetto alle elezioni politiche.
Resta il fatto che tutte le recenti tornate elettorali hanno confermato la crescita delle forze populiste in Europa e ciò può costituire una minaccia per la tenuta dell’area in questa delicata fase economica. Detto questo, dei recenti sviluppi politici si può anche dare una lettura positiva, dato che l’unica possibilità di contrastare l’ascesa dei partiti populisti e/o anti-euro è quella di puntare ad un miglioramento della situazione economica e, di conseguenza, le autorità politiche e soprattutto monetarie dovranno continuare a spingere in maniera aggressiva sulle manovre espansive (la prima scadenza sono proprio le elezioni politiche spagnole di fine anno, mentre l’appuntamento cruciale saranno le presidenziali francesi del 2017).

Nel frattempo continua ad essere alta la tensione sulla crisi greca dato che le casse del Governo ellenico sono ormai vuote e non si vedono sostanziali progressi nei negoziati, anzi l’impressione è che sui temi rilevanti (i target sul budget pubblico, i livelli delle aliquote Iva, le pensioni e le regole sul mercato del lavoro) la distanza sia ancora ampia. I tempi dovrebbero però essere ormai stretti considerato che nel prossimo mese sono in programma rimborsi al FMI per 1.5 mld di euro, con una prima tranche il 5 giugno, ed il Governo di Atene ha già ammesso che in assenza di nuovi aiuti non sarà in grado di onorare l’impegno.
Se le probabilità restano a favore di un accordo in extremis, visto l’atteggiamento sinora tenuto dalle parti in causa è ragionevole aspettarsi che i toni del dibattito potranno salire ulteriormente in prossimità delle battute finali. Arrivati a questo punto una qualche forma di default non può comunque essere esclusa, un’eventualità che potrebbe però essere meno traumatica di quanto temuto in passato considerata la preparazione del mercato e il sostegno assicurato dalla BCE (escludendo ovviamente il caso di un default disordinato che farebbe invece “saltare” il sistema bancario e comporterebbe l’uscita dall’euro). Mettendo per un attimo da parte le questioni politiche, risulta evidente che lo scenario si conferma favorevole per la congiuntura europea:
- le ultime statistiche della reporting season hanno fornito un quadro in netto miglioramento sul mondo societario, come testimonia il momentum positivo sulle stime 2015;
- sul fronte macro, se è arrivato qualche dato un po’ sotto le attese dalla Germania, sul resto d’Europa sono prevalse le sorprese positive;
- la BCE ha ormai dimostrato in più occasioni una chiara determinazione nel portare avanti la sua politica monetaria espansiva;
- la rinnovata debolezza dell’Euro rappresenta un importante driver per le prospettive dell’economia europea: a questo riguardo, al di là dell’importante ruolo giocato dalla BCE, sono di supporto sia le recenti dichiarazioni della Yellen sui tassi, sia i dati americani su lavoro e inflazione (in attesa di una riaccelerazione dell’economia).
Tutta una serie di elementi che, qualora non dovesse crescere troppo il premio per il rischio politico (ipotesi che riteniamo plausibile), metterebbero i mercati azionari europei nelle condizioni di poter riprendere il positivo trend di inizio anno.
 

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