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Soluzioni personalizzate e digitali. Ecco come sarà il risparmio gestito del futuro


Come sarà il settore del risparmio gestito fra qualche anno? Quali prodotti avranno maggiore successo? Che impatto avranno la normativa europea e le nueve tecnologie? A fare una previsione cercando di dare risposta a questi quesiti ci ha pensato PWC in uno studio dal titolo "Asset management nel 2020". Secondo la società di consulenza il settore ha un grande potenziale di crescita e conoscerà nei prossimi 3 anni un tasso medio annuo di crescita del +5,5%, con un patrimonio gestito in Italia che ammonterà a 2.536 miliardi di euro nel 2020. “Negli ultimi anni la ricchezza delle famiglie italiane si è spostata verso i prodotti del risparmio gestito per far fronte ai rendimenti vicini allo zero sugli investimenti che sono sempre stati prediletti dagli italiani, ovvero le obbligazioni governative e bancarie", spiega Mauro Panebianco, partner di PwC e AWM consulting leader Italy.

E continua: "Considerando che meno del 50% della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane è investita in prodotti del risparmio gestito, ci aspettiamo che questo trend possa continuare per avvicinarsi ulteriormente alla media europea. Inoltre la crescita della ricchezza, nonostante la crisi economica degli ultimi anni, spinta soprattutto da una polarizzazione della ricchezza verso le famiglie private, ha ulteriormente supportato la crescita del settore”.

Le nuove sfide del settore: opportunità o minacce?
"Tecnologia, regolamentazione, la generazione dei millennial e l’invecchiamento della popolazione spingeranno i wealth manager a puntare su soluzioni personalizzate e digitali, su servizi ad alto valore aggiunto come corporate, art e real estate advisory, nonché sulla pianificazione successoria e la gestione di tematiche fiscali", commenta Panebianco. I player del wealth management potranno fare leva sugli strumenti analitici e sui nuovi modelli digitali per una più efficiente gestione dei costi – riducendo il cost-to-serve per il segmento retail servito con strumenti di robo advisor – ed una rimodulazione della propria offerta, includendovi soluzioni rivolte alla clientela più giovane, con forte propensione alla gestione diretta dei propri investimenti. 

L’attuale contesto dei mercati finanziari polarizza gli investimenti tra prodotti fortemente specializzati e passivi. Nella prima categoria, la crescita degli investimenti alternativi conferma come essi rappresentino un’opportunità di diversificazione e di extra rendimento per investitori istituzionali e HNWI, sempre più accessibili anche a clientela affluent e retail tramite strumenti wrap (gestioni patrimoniali e fondi di fondi). Dall’altro lato, strumenti passivi e ETP trovano sempre più spazio nella parte core dell’asset allocation di portafogli retail ma non solo. Inoltre, si registra una forte crescita dei prodotti finanziari a pacchetto (gestioni patrimoniali, fondi di fondi, prodotti assicurativi vita) che confermano come i risparmiatori italiani con elevata propensione alla delega ricerchino investimenti per specifici bisogni finanziari, legati per esempio alla preservazione del capitale o obiettivi previdenziali.

Le principali novità regolamentari (MiFID II / MiFIR) comporteranno una revisione dell’attuale modello di business, con le seguenti implicazioni per il wealth management, soprattutto per quanto riguarda gli oneri di trasparenza e compliance normativa, la pressione regolamentare sugli inducement e un aumento della complessità degli accordi distributivi. Tutto ciò rappresenta un'opportunità per i player che sapranno offrire soluzioni in grado di ridurre la complessità per i distributori e mantenere alti livelli di remunerazione (i.e. piattaforme di collocamento e gestioni patrimoniali in fondi) nonché prodotti personalizzati che consentiranno di intensificare la fidelizzazione del cliente.

Verso un consolidamento del settore

"Il rischio di una compressione dei margini, per effetto sia di una riduzione delle commissioni che dell’aumento dei costi di compliance, renderà sempre più necessario far leva su economie di scale che porterà inevitabilmente ad un consolidamento del settore”, conclude Panebianco.

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