Risparmiatori combattuti? Tre idee per bilanciare rischio e rendimento


Rischio  e rendimento sono  due lati della stessa  medaglia,  ma quando  si parla di rendimenti gli investitori spesso sembrano  non vedere il rovescio della medaglia.

In Italia gli investitori affermano di aver bisogno di rendimenti medi del 9,1% all’anno sopra l’inflazione, una cifra ben al di sopra dei rendimenti medi annuali dei mercati registrati negli ultimi cento anni. Questa elevata e storicamente non realistica aspettativa di guadagno è in netto contrasto con il comportamento degli italiani e la loro consolidata avversione al rischio. Solo il 52% degli investitori italiani afferma, infatti, di essere disposto ad assumersi più rischio rispetto a un anno fa e ben il 65% non ha obiettivi finanziari chiari. Gli italiani si dimostrano, quindi, profondamente combattuti tra la ricerca del rendimento e la protezione del capitale, un’empasse questa che rischia di distogliere gli investitori da quelle che sono le necessità finanziarie che le varie fasi della vita portano con sé e dagli obiettivi che intendono raggiungere nel lungo periodo.

È come se uno volesse continuare a mangiare decine e decine di gelati e perdere contemporaneamente peso. Bisogna essere capaci di capire la connessione tra causa ed effetto. Dobbiamo partire da questo quadro per poter aiutare gli investitori a definire in maniera più chiara i loro obiettivi e il rischio che devono assumersi in modo da identificare meglio un piano finanziario per il proprio futuro.

Come è possibile combinare queste due opposte tendenze?

1.  Partire  dal rischio: il rischio non dovrebbe essere visto come qualcosa da evitare; piuttosto, questo dovrebbe essere affrontato come una condizione essenziale per ottenere un ritorno sull'investimento. La domanda più importante è la seguente: il livello di rischio è adeguato rispetto agli obiettivi di lungo termine e all'orizzonte temporale dell'investitore? Se vogliono ottenere rendimenti, gli investitori devono accettare di doversi assumere qualche rischio.                          

2.  Instaurare  un nuovo  dialogo:  il consulente, promotore finanziario o private banker può conoscere in dettaglio le attitudini, le necessità e il profilo di rischio del cliente. I professionisti della consulenza possono aiutare gli investitori a definire più chiaramente cosa possono veramente ottenere con i loro investimenti e quanto tempo è necessario per raggiungerlo. Uno sguardo realistico agli obiettivi e una migliore comprensione del rischio può portare a una più chiara pianificazione finanziaria.

3.  Andare  oltre  gli approcci tradizionali: i dati delle varie survey confermano come gli investitori siano sempre più consapevoli che gli approcci tradizionali non siano più adeguati alle mutate condizioni di mercato. Qui risiede una grande opportunità. Da un lato i risparmiatori sono alla ricerca di strategie che possano aiutarli a proteggere meglio i loro portafogli dai mercati volatili, diversificare i rischi e generare fonti di rendimento nuove e durevoli. Dall’altro i consulenti e promotori finanziari possono affrontare l’avversione al rischio dei clienti proponendo un uso più efficace delle asset class tradizionali, strategie alternative capaci di gestire la volatilità del portafoglio e generare nuove fonti di rendimento, cosi come un nuovo tipo di diversificazione non solo tra aree geografiche e asset class, ma anche tra differenti approcci di investimento.

Questa è una possibile chiave per instaurare un nuovo dialogo e una diversa conversazione tra risparmiatori e consulenti. Prendere in considerazione un più ampio ventaglio di strategie e modelli di investimento permette al risparmiatore di coniugare rischio e rendimento e al consulente di costruire una relazione più solida e duratura attraverso una più efficace pianificazione finanziaria.

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