Rischio deflazione alle spalle ma occhio alla volatilità


I primi due mesi del 2017 hanno confermato che siamo ormai in una fase di reflazione. A dirlo è Ilaria Fornari, responsabile dell’ufficio studi e strategie di Euromobiliare AM SGR. L’accelerazione della crescita economica e la ripresa dell’inflazione creano un contesto generalmente favorevole alle classi di attivo rischiose. Questo perché, secondo l’esperta, il recupero della crescita nominale tende a favorire gli utili aziendali e le valutazioni azionarie mentre l’incremento dell’inflazione penalizza l’obbligazionario. I mercati azionari a livello globale hanno raggiunto nuovi massimi storici con buone performance in tutte le principali aree geografiche ma soprattutto negli Stati Uniti. Positivo anche l’andamento del credito a scapito del governativo (soprattutto nell’area europea).

Per il 2017 la società mantiene una visione costruttiva sull’economia globale favorevole a una moderata presa di rischio dei portafogli. Se si guarda al prossimo trimestre, però, secondo l’esperta, i mercati potrebbero essere interessati da una maggiore volatilità per i rischi politici imminenti (primo fra tutti l’esito delle presidenziali francesi per niente scontato visto che potrebbe vedere la vittoria dei partiti antieuropeisti, il che avrebbe effetti incerti sulle politiche nazionali e comunitarie), le prospettive di normalizzazione dei tassi americani (è molto probabile un rialzo dei tassi da parte della Fed di un quarto di punto durante la riunione del 15 marzo), e le prospettive di crescita.

Su quest’ultimo punto, Fornari  afferma che “sul fronte economico l’espansione mondiale appare ormai consolidata con il rischio di deflazione alle spalle. A quasi 10 anni dall’avvento della crisi creditizia si registra il successo di un periodo protratto di espansione monetaria”. Gli esperti di Euromobiliare AM SGR non prevedono recessione in nessuna delle maggiori aree geografiche per i prossimi due anni. “Le maggiori economie”, ha aggiunto la responsabile, “dovrebbero crescere a una velocità stimabile negli USA fra 2 e 2,5% , nell’area euro fra 1,5 e 2% e a circa il 4,5% nella media dei Paesi emergenti”.

In virtù di questo scenario, la società continua a privilegiare l’azionario e il credito seppur con minore intensità rispetto ai mesi scorsi perché è possibile nel breve una fase di consolidamento, “considerando anche che siamo in una fase avanzata dell’espansione globale”, ha spiegato Fornari. Per quanto riguarda l’obbligazionario, le valutazioni sono ormai elevate soprattutto nel mercato americano mentre per quanto riguarda il credito i differenziali di rendimento rispetto ai governativi sono ormai scesi ai minimi del 2014 e quindi, secondo l’esperta, “il potenziale di un ulteriore restringimento è molto contenuto”. Questo è soprattutto vero per il comparto high yield ma anche per l’investment grade che resta tuttavia più sensibile all’ipotesi di rialzo dei tassi ufficiali.

La società si mantiene cauta sui governativi. “Pensiamo che l’inflazione globale potrebbe continuare a salire ma raggiungerà probabilmente un picco nel secondo trimestre per stabilizzarsi nella seconda metà dell’anno. Tuttavia, la salita dei rendimenti governativi, soprattutto sui segmenti a più lungo termine della curva, dovrebbe proseguire anche se a un ritmo meno sostenuto di quello degli ultimi mesi del 2016”. Il bund, a detta dell’esperta, resta particolarmente sopravvalutato, anche se nel breve potrebbe beneficiare della maggiore incertezza politica.

Ultimo focus sui titoli governativi italiani. Il differenziale fra btp e bund decennali continuerà ad oscillare in quella fascia tra 160 e 210 punti base che rappresenta il range più alto degli ultimi due anni. Da una parte abbiamo fattori negativi molto noti come la situazione politica e la necessità di ricapitalizzazione del sistema bancario domestico. Dall’altra, tuttavia, vi sono fattori di sostegno positivi come un moderato recupero della crescita economica e il sostegno degli acquisti della BCE”, ha affermato Fornari.

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