Rischio crisi del debito nei mercati emergenti


I rischi di mercato non vengono soltanto dalla Cina: bisogna invece prestare molta attenzione alla situazione dei mercati emergenti. In parallelo alla svalutazione del 2,6% del renmimbi cinese, il ringgit malese ha perso il 22% e la lira turca il 18%, soprattutto per effetto dell’attività degli hedge fund, che prendono a prestito euro a basso interesse e li investono in divise con tassi di interesse più elevati. Oltre ai problemi finanziari legati a svalutazioni così consistenti, questi paesi devono anche affrontare costi di finanziamento più elevati nella propria divisa. La sommatoria dei due effetti potrebbe generare una crisi del debito nei paesi emergenti, soprattutto laddove il settore privato ha accumulato un debito significativo.
 
A sostegno di questo allarme, fonti di mercato stimano il debito del settore privato nei paesi emergenti al 130% del PIL,  con un balzo del 50% rispetto al 2007: Se la debolezza delle valute e dei bond denominati in valute locali proseguirà, potrebbe aprirsi una nuova crisi.
 
A sostenere l’incertezza dei mercati contribuiscono anche altri due fattori. Da un lato, la performance negativa delle obbligazioni high-yield americane, che scontano il peso delle società petrolifere (20% del mercato Usa high-yield) e la minor propensione al rischio degli investitori. Dall’altro lato, il ruolo degli ETF: Mentre i gestori attivi si basano su analisi e ragionamenti prima di prendere una decisione di vendita, gli ETF non soltanto seguono i trend per definizione, ma in realtà amplificano i trend e possono generare spirali negative, che alla fine danneggiano soprattutto gli investitori finali, che cercano di minimizzare i costi di gestione ma poi la pagano in termini di performance di medio periodo.

 

Società

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