Rialzo tassi Fed: il dubbio è intuire quale potrebbe essere la reazione della parte lunga dei Treasury


Il dollaro forte sta condizionando l’economia statunitense che ha davanti a se almeno tre temi chiave da smarcare nei prossimi trimestri. Ovvero, il possibile cambio di politica monetaria della Fed, la capacità delle aziende si mantenere il passo di crescita degli utili e infine il tema dei consumi interni quale volano di crescita del PIL. Tassi in rialzo per la Fed. Ma quando? “Sull’aumento dei tassi dei Fed Fund negli USA si è già parlato a lungo; ora tutti si stanno concentrando sul timing dopo la rimozione del termine patient (paziente) dal comunicato del FOMC, l’organo direttivo della Federal Reserve. Mentre la presidente Janet Yellen cerca di portare al mercato un atteggiamento comunque accomodante, il lavoro sul drenaggio della liquidità è già in corso”, spiega Corrado Caironi, investment strategist di R&CA. Continua: “la curva dei tassi di interesse sui Treasury, visti a distanza di un anno, trova i tassi dei titoli con scadenze a 6, 12 e 24 mesi risaliti lentamente, anche solo di una manciata di centesimi, mentre è proseguito il calo dei rendimenti sulla parte più lunga della curva”.

Sul secondo tema invece gli analisti si sono già prodigati ad abbassare in modo deciso le stime sugli utili aziendali. Secondo il consensus di mercato gli utili nel 2015 per l’indice S&P500 saranno inferiori di almeno un 4% su base annua rispetto all’anno precedente con casi singoli anche di meno 10%. È il primo anno dal 2009 che il ciclo degli utili è sottoposto a un ritracciamento negativo. “La fiducia degli investitori sull’indice azionario non abbandona comunque il suo atteggiamento costruttivo con la convinzione che i risultati potrebbero comunque nascondere sorprese più positive che negative”, aggiunge. E ora il tema dei consumi. Il dato di marzo è risultato ancora una volta debole e sotto le attese: + 0,9% rispetto a + 1%. “Questo fatto ricalca in parte quanto avvenuto nel primo trimestre del 2014 ed è nuovamente imputato a un problema climatico, elemento che qualche analista reputa ormai strutturale più che occasionale”, precisa Caironi. Gli esperti giudicano comunque non troppo deludente il dato che ha nei dettagli alcune riflessioni su un diverso modo di lettura di alcuni trend quali la forte componente non compresa che riguarda i consumi discrezionali (auto ed elettrodomestici) e quello degli alimentari che hanno visto un netto aumento dei consumi nella parte della ristorazione (aumento di viaggi e occupazione). Gli stessi esperti sono convinti che a fine anno il tasso di crescita dei consumi sarà comunque di un +3% sull’anno precedente.

In conclusione, sui tassi di interesse il dubbio rimane quello di intuire quale potrebbe essere la reazione della parte lunga dei Treasury in una fase prolungata di rialzo della FED a fronte di un probabile aumento del rischio di inflazione. Questo stress sul movimento dei rendimenti condizionerebbe anche il mercato azionario, coinvolto in una prospettiva di calo dei profitti, anche se pronto a una riaccelerazione nel 2016. 

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