Il peso e gli effetti del referendum costituzionale


La conferma formale è arrivata lunedì, dopo la riunione del Consiglio dei ministri: gli italiani andranno alle urne il 4 dicembre. Secondo gli esperti il referendum costituzionale sarà seguito con la massima attenzione dai mercati. Prima però c’è la prossima riunione della Banca centrale europea del 20 ottobre e il successivo vertice della UE del 21 ottobre: sul tavolo restano infatti, ancora tutte da risolvere le problematiche di bilancio e redditività per le banche italiane e tedesche. Sono in molti a prevedere perciò un incremento della volatilità sui mercati nei prossimi mesi.

Il peso del referendum costituzionale

Ma quanto pesa veramente questo referendum? Per David Zahn, head of european fixed income di Franklin Templeton, il voto italiano non è da prendere alla leggera. “Il referendum costituzionale ha il potenziale per creare un contagio in grado di oltrepassare i confini nazionali, se il voto sarà contrario al primo ministro Matteo Renzi e questo potrebbe rassegnare le dimissioni, portando il paese a nuove elezioni”, dice. “Effettivamente, il risultato del referendum italiano potrebbe comportare implicazioni significative per l’Unione europea”, anche se nelle ultime settimane i toni del premier Renzi si sono attenuati (come a dire non sembra propenso a lasciare, così come profetizzato all’inizio).

Per gli esperti di Newton, la società specializzata di BNY Mellon, il referendum potrebbe essere un elemento importante per il futuro politico dell’Italia, soprattutto vista la situazione banche: “senza un risanamento integrale dei bilanci delle entità è poco probabile che le banche italiane possano tornare a concedere nuovi crediti alle PMI del Paese, qualcosa di cruciale per l’economia. Senza un recupero di questo segmento, è improbabile che l’Italia sia capace di crescere sufficentemente per mettere fine al peggioramento dei crediti delle banche”.

Ponderata anche l’analisi che qualche giorno fa ha pubblicato Credit Suisse: "una vittoria del 'no' è una possibilità reale, che potrebbe avere conseguenze negative dal punto di vista politico, economico e finanziario per il Paese”, scrivono gli analisti, “ma crediamo che l'impatto sarebbe contenuto e che non condurrebbe a un'uscita dall'euro" così come non dovrebbe far scattare elezioni anticipate. Il no, secondo l’entità svizzera, potrebbe "ritardare" la ricapitalizzazione delle banche italiane e i rendimenti dei bond italiani "probabilmente salirebbero" pur restando "largamente protetti" dal quantitative easing della BCE. Al contrario una vittoria del 'sì' ridurrebbe gli spread e i rischi per le banche.

Una posizione che, tutto sommato, condivide anche Luigi Dompé, portfolio manager azionario di Anima SGR. “Spesso si tende a sovrastimare l’importanza di un particolare evento (basti pensare a quanto accaduto in seguito al referendum sulla Brexit, che non ha avuto gli effetti così negativi che molti si attendevano). Nel caso dell’Italia, è indubbio che gli investitori vedano una bocciatura delle riforma costituzionale come la sostanziale incapacità di riformare il Paese (indipendentemente da valutazioni sul merito della riforma) con l’ulteriore problematicità dell’instabilità politica che ne potrebbe conseguire. L’approvazione della riforma certamente non cambia la situazione economica del Paese, ma quantomeno rafforza l’azione di governo, allontana l’instabilità politica, e toglie un rilevante fattore di incertezza, e pertanto è ragionevole ritenere che si dovrebbe assistere quantomeno ad un parziale recupero del mercato”.

Secondo l’esperto della società di gestione milanese, infatti, ci sono anche altri fattori da valutare che quest’anno hanno pesato sulla perfomance del mercato italiano (peggiore rispetto agli altri indice europei. In primis “la complicata situazione del settore bancario, dove l’indice settoriale italiano ha perso da inizio anno il 45%. Qualsiasi sia l’esito referendario, rimarranno le difficoltà di trovare una soluzione definitiva ai problemi che affliggono diversi gruppi bancari. Nel contesto attuale, con la redditività compromessa da tassi negativi su buona parte della curva, sarà cruciale l’esito delle ricapitalizzazioni”.

Effetti sui mercati nel post-referendum

Come già detto, l’impatto politico del referendum costituzionale si lega a due mani da una parte al processo di riforme (e nello specifico quelle che riguardano il settore bancario), dall’altra a una possibile instabilità politica, qualora si andasse ad elezioni anticipate. Incertezze che, secondo Luca Vaiani, responsabile investment strategy di Fideuram Investimenti, si riflettono nella “recente relativa sottoperformance degli asset italiani rispetto a quelli europei”. “In termini assoluti, l’andamento del mercato obbligazionario italiano è stato positivo nel corso degli ultimi mesi, non scontando il mercato una condizione di instabilità politica e istituzionale”, dice l’esperto. “Il mercato azionario ha invece fatto peggio anche in termini assoluti, soprattutto per il contributo negativo del settore finanziario. È probabile che queste tendenze possano continuare sino al referendum, a meno che i futuri sondaggi non evidenzino una maggiore probabilità di vittoria del sì”.

Vaiani spiega poi come “in caso di vittoria del no è probabile che gli asset italiani possano sottoperformare più marcatamente, quantomeno immediatamente dopo il referendum. Lo spread tra BTP e Bonos aumenterebbe e il FTSE MIB soffrirebbe, in particolare le banche. In questo scenario è probabile che anche l’euro si deprezzi e che in generale i mercati europei facciano peggio degli altri. L'attività della BCE nel mercato obbligazionario contribuirebbe tuttavia a limitare situazioni di eccesso e a garantire liquidità al mercato”.

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Se invece vincesse il sì, secondo Vaiani, gli asset italiani potrebbero recuperare in parte la recente sottoperformance, con le banche a fare bene in ambito azionario. "Complessivamente, visto il livello assoluto dei tassi (bassi) e tenuto conto di  alcune  situazioni specifiche in ambito azionario (banche) vediamo un rischio asimmetrico sfavorevole nel mercato (ovvero in caso di no gli asset italiani potrebbero perdere di più diquando non guadagnerebbero in caso di  sì), ma tenuto conto dell’attività della BCE non escludiamo che l’incertezza possa tradursi in instabilità”.

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