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Quando i KIID non mentono sui costi


Che la questione dei costi nel settore dell’asset management sia un problema non è certo cosa nuova. Soprattutto da quando i fondi passivi hanno cominciato ad entrare preponderatamente sul mercato europeo. Il 2016 resterà nella storia come l’annus horribilis per i fondi a gestione attiva. La crescita degli ETF (attualmente il 60% e il 50% degli afflussi totali negli Stati Uniti e in Asia e più del 50% degli afflussi in azioni dell'UE) sta portando a un ripensamento del modello di business dei fondi attivi. Un trend più marcato in un mercato come quello statunitense, dove di recente alcune società di gestione hanno cominciato a dimezzare i costi dei propri prodotti.

Adesso poi, dopo l’annuncio di Vanguard, pronta a sbarcare nel Vecchio continente, le preoccupazioni si fanno più intense. Il colosso americano vuole offrire la sua piattaforma nel Regno Unito con una commissione di gestione annuale di soli 15 bps, ben sotto i 45 bps, 40 bps e 35 bps offerti da alcuni competitor come Hargreaves Lansdown, Bestinvest e Fidelity. E in Italia? Probabilmente dovremo aspettare il 3 gennaio 2018, con l’entrata in vigore della MiFID II che legifera proprio in materia di trasparenza dei costi.

Alle argomentazioni Mediobanca aggiunge qualche dato: in un recente report analizza i KIID di 113 fondi di Banca Mediolanum, Fineco, Azimut e Banca Generali, corrispondenti a circa 50 miliardi di euro di masse gestite (un terzo delle attività gestite dai quattro gatherers italiani quotati in Borsa). E i risultati non sono dei migliori. Come spiega Gianluca Ferrari, equity analyst di Mediobanca, ben 29 fondi (11 di Azimut e Banca Generali e 7 di Banca Mediolanum, pari al 27% dei fondi in esame ponderati per AuM) hanno addebitato costi di performance al cliente, nonostante i prodotti abbiano registrato una performance negativa.

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Nel complesso, incluse le commissioni di prestazioni, i clienti hanno pagato in media 363 bps. Insomma, secondo il report, dei 765 bps di performance lorde generate dai 113 fondi presi in esame da Ferrari, la metà è finita in oneri e tasse di prestazioni. Questo significa che i clienti hanno trasferito il 50% delle loro performance agli asset managers.

Chi è la casa più cara?

Tra le quattro società prese in esame, Fineco è la più equa in termini di pricing (nessun conflitto di interessi e nessuna commissione di performance). Buona valutazione anche per Banca Generali, ma solo dopo aver interrotto la vendita delle classi retail di BG Selection e BG Sicav, semplicemente insostenibili in termini di costi. La più cara è Azimut, se si considera che le commissioni di performance sono state caricate l'anno scorso anche a clienti di 11 prodotti che hanno avuto rendimenti negativi. Banca Mediolanum appare in linea con le medie di mercato sia sul fronte delle commissioni ordinarie che di quelle di incentivo ma sette fondi hanno fatto pagare i clienti nonostante performance negative.

Secondo il report, per Azimut e Banca Mediolanum il problema rimane l'alta percentuale di prodotti propri nei portafogli dei clienti, in particolare per i loro clienti affluent e private.

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Società

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