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Quali dovrebbero essere i fattori distintivi di un fondo pensione?


"Quando si guarda ad un fondo pensione, non si deve pensare alla performance", spiega Luca Ramponi, responsabile investimenti di BCC Risparmio&Previdenza. " Il rendimento va bene per un obiettivo distributivo nel breve termine (3-5 anni al massimo), non per le pensioni. Non posso dire oggi ad un giovane che fra 30 anni avrà un rendimento del 3 o del 4% all’anno. Questo ipotetico trentenne non ha l’esigenza di decimi di performance in più o in meno per remunerare il suo (in media) esiguo capitale; ha semmai la necessità di risparmiare 'forzosamente' capitale da impiegare in una forma d’investimento pensionistica. Questo è il suo bisogno latente rispetto al quale dobbiamo trovare la formula comunicativa per farlo emergere. Anzi, la mancata connessione tra il prodotto fondo pensione e la sua performance è addirittura un vantaggio", aggiunge il gestore, "poiché ci offre l’opportunità di ragionare sul capitale che oggi non sottrae ai consumi invece che ambire a eclatanti performance applicate a capitali scarsi o assenti". 

I prodotti italiani sono sufficientemente sofisticati. In Italia ormai tutti i player hanno sistemi di lifecycle, “piuttosto è un problema di come si veicola il prodotto” aggiunge Ramponi. “Il problema sta nel fatto di non aver pensato ad una pianificazione organica dei risparmi dei clienti. L’italiano continua ad essere un gran risparmiatore ma continua a richiedere un prodotto per i prossimi 2 o 3 anni al massimo. E’ necessario impiegare il risparmio”.

L’esperto spiega inoltre che dal punto di vista del cliente c’è stato un riflusso verso profili di rischio più prudenti. Questa tendenza  durerà per un pò di tempo perchè  i comparti obbligazionari hanno generato rendimenti davvero alti negli ultimi anni. “Difficile nel breve termine vedere un’inversione di questo trend.  Dal lato del gestore, abbiamo posto maggiore attenzione alla liquidità degli investimenti rispetto alla situazione pre-crisi. Non basta più guardare la size dell’emissione del bond.  Noi ci siamo dotati di una policy più stringente. Questo limita l’investimento e farà si che le occasioni che possono arrivare nei prossimi anni sul mercato italiano, come ad esempio fondi chiusi, minibond, giungeranno con ritardo. Al contrario, sarebbe interessante che il fondo pensione diventasse il prodotto che, per antonomasia, investa in mercati meno liquidi, alla ricerca di 'premio al rischio' non disponibili, se non nel lungo termine.

Il profilo di rischio, scelto dai clienti del fondo pensione è molto orientato verso il breve termine. “Noi lo vediamo nei nostri prodotti”, spiega Ramponi, “molti contributi vanno verso i fondi garantiti, nonostante tassi reali quasi negativi. Il problema è che in Italia non è ancora emerso ‘il bisogno’ del fondo pensione, che non è la necessità del rendimento in quanto per definizione il prodotto previdenziale ha un bisogno di ‘risparmio forzoso’ per il futuro. Il vero problema è riuscire a suscitare l’emozione della domanda.

Ramponi conclude lanciando una sfida: “e se parlassimo di esigenza assicurativa? I giovani non assicurano il capitale umano, che è la principale risorsa che hanno in questo momento. L’assicurazione sul capitale umano va fatto quando uno ha 30 anni, non quando ne ha 60. Quante assicurazione sulla capacità di essere un lavoratore attivo ci sono attualmente in Italia?”.

 

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