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Quale sarà l’impatto dell’aggravio impositivo sui fondi pensione?


Dal 1º luglio è in vigore la nuova fiscalità sui rendimenti dei fondi pensione. L’aliquota  di tassazione delle rendite finanziariere delle forme di previdenza complementare aumenta di mezzo punto percentuale, passando per l’intero 2014, dall’11 all’11,5%. 

Oggi, in Italia, solo un lavoratore su quattro aderisce a una qualche forma di previdenza integrativa. Il problema riguarda soprattutto i lavoratori autonomi, i dipendenti pubblici, le donne, i giovani e le regioni meridionali. Insomma, è necessario un cambio culturale da parte delle persone.

 

Per cercare di ridare slancio al settore della previdenza complementare bisogna lavorare, secondo i partecipanti alla tavola rotonda, principalmente su due tematiche: il trattamento fiscale e la flessibilità in uscita. Per quanto riguarda il primo punto bisogna partire dall’ipotesi che il risparmio previdenziale è diverso dal risparmio gestito e pertanto deve essere trattato fiscalmente in forma differente, ricevendo agevolazioni. 

Dal punto di vista fiscale, il fondo pensione in Italia”, spiega Paolo Casadonte, senior institutional sales di Pioneer Investments, “è soggetto a una duplice imposizione: una tassazione dei rendimenti (che personalmente ritengo pesante anche se agevolata rispetto a quella applicata ai fondi comuni tradizionali), e una tassazione sulle uscite anticipate che dovrebbe essere progressiva.

Infatti una delle modifiche normative che potrebbero incentivare una più larga diffusione dei fondi pensione è quella di modulare la tassazione in funzione della durata dell’investimento, nel senso che piú a lungo lasci il patrimonio all’interno del fondo e migliore sarà il trattamento fiscale”.

 

Per Luca Ramponi, responsabile Investimenti di BCC Risparmio &Previdenza, "l’impatto reale di questa manovra è molto limitato, mentre quello simbolico è pesantissimo. Infatti il concetto di base è che il fondo pensione era ‘intoccabile’ perchè si riconosceva l’intangibilità del bisogno previdenziale da soddisfare.

Inoltre, aggiunge che “gran parte del pubblico che non investe nei fondi pensione è scoraggiato dal vincolo temporale non tanto per l’incapacità di pensare ad un progetto a lungo termine, quanto piuttosto per la riserva mentale che quei soldi potrebbero essergli necessari fra 5 anni, per un figlio che ha difficoltà a trovare lavoro, per un problema di salute… e quindi vincolare a 30 anni, per un cosi lungo termine, un pezzo del proprio patrimonio è un grosso deterrente”.

Oltre a flessibilizzare l’uscita dal fondo, parlando di varianti normative, “io trovo che un’evoluzione possibile del prodotto sia abituare il pensionando a ragionare come se il fondo fosse un’assicurazione”, continua Ramponi. “Questo ragionamento sul mercato italiano potrebbe aver fortuna, in quanto così quello che farei è comprare i rendimenti della mia curva, del mio orizzonte temporale. Il risparmiatore italiano che compra obbligazionario, non fa altro che comprare un tasso e un tempo. E’ questo il motivo del successo dei fondi a cedola, perchè si compra qualcosa di prevedibile dal punto di vista del suo payoff”. 

 

 

L’agevolazione fiscale non deve essere un’ossesione quando vado a proporre al cliente un fondo di pensioni”, aggiunge Marco Pagani, senior relantionship manager di Amundi SGR. "Meglio puntare sulla flessibilità dell’uscita.

La situazione di crisi economica e del mondo del lavoro ha ridotto la raccolta di adesioni collettive (fallimenti aziende, necessità di autofinanziamento per i datori e quindi necessità di mantenere in azienda i flussi di TFR, riduzione dei piani di benefits) ma le adesioni individuali si sono mantenute constanti. Il ruolo del distributore ha assunto un ruolo chiave soprattutto per il bisogno sempre più urgente di consulenza specializzata. 

I rimborsi/riscatti per i fondi pensione sono regolati dalla normativa e legati al verificarsi di precisi eventi. Negli ultimi anni le richieste di anticipazione sono aumentate in modo considerevole ma negli ultimi mesi abbiamo cominciato a ricevere richieste di reintegro, segnale di una situazione generale di miglioramento della capacità di risparmio, di fine dell’emergenza e di presa di coscienza del bisogno di previdenza complementare. Questa è la novità", conclude. 

 

 

 

 

 

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