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Qual è il futuro della consulenza?


A quattro mesi dall’entrata in vigore di Mifid II, sono ancora molti i nodi da sciogliere in seno alla consulenza. Lo scorso gennaio la Commissione europea annunciava che le aziende finanziarie, gli istituti di credito e i fondi d’investimento, avranno un anno in più per prepararsi alle nuove regole di mercato concernenti i diversi strumenti finanziari oggi esistenti. In primo luogo sarà reso obbligatorio/operativo il costo della consulenza in termini espliciti, ovvero questi professionisti dovranno rendere chiaro il prezzo della loro prestazione, scorporandolo dal costo dei prodotti di risparmio e/o assicurativi.

“Questa è una grande occasione per quella che si è chiamata la ‘nuova consulenza’, una consulenza dedicata cioè a tutto il valore nel suo complesso di un attore economico, e non solo al valore dei risparmi che quella persona ha cumulato con il suo lavoro”, dice il professore Paolo Legrenzi che presto pubblicherà un libro sull’argomento. “Il costo della consulenza reso esplicito secondo i dettami della MiFID II, tra due o tre anni, ricentrerà il ruolo del consulente da ‘esperto dei soli asset finanziari’ (concezione riduttiva della consulenza, visto anche come sia difficile battere sistematicamente gli indici) a ‘esperto del valore della persona’”, spiega Legrenzi.

Considerato che il tasso di risparmio degli italiani sta scendendo e se si pensa che gli italiani, nel complesso, tengono ben 1.300 miliardi di risparmi congelati sui conti correnti e altrettanti in reddito fisso a breve termine e che la risposta alla domanda ‘perché così tanti soldi sono tenuti liquidi o semi-liquidi’ è ‘non si sa mai’, "il primo passo della nuova consulenza consiste nel tradurre il “non si sa mai” in forme assicurative e previdenziali, eliminando così le principali fonti di incertezza. Il secondo passo è riequilibrare gradualmente il patrimonio complessivo e, ovviamente quello dei singoli, se questo è troppo imbottito di beni immobiliari che rendono poco o che hanno già perso di valore", dice l'esperto.

Sono molte le società che si stanno muovendo in questo senso. Ad ottobre partirà la nuova piattaforma di Poste Italiane che ha deciso di avviare un servizio di advisory ad architettura guidata risponderebbe all'esigenza di incanalare i risparmiatori, che tradizionalmente depositavano i loro risparmi sui libretti e buoni postali distribuiti per conto di Cassa Depositi e Prestiti e che con in tassi a zero stanno perdendo appeal, verso prodotti più redditizi ma un po' più rischiosi, come i prodotti di risparmi gestito e assicurativo. Il  piano prevede il potenziamento della rete di consulenti finanziari e del numero di sale assicurative presenti negli uffici postali, con una piattaforma guidata per indirizzare i clienti verso gli strumenti finanziari più adatti alle loro esigenze e saranno 1.500 le sale di consulenza finaziaria dedicate ai clienti affluent.

 

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