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Qual è il principale criterio di un funds selector per togliere un fondo dalla lista degli acquisti?


Per la maggior parte delle società di gestione che operano in Europa, il fattore principale su cui i selettori si basano quando si considera l'inserimento di un fondo nella loro lista degli acquisti - e quindi, uno dei principali argomenti di vendita che sfoggiano - è la performance del fondo. E qual è il criterio che viene preso in considerazione per rimuoverlo dalla lista? La brutta perfomance del prodotto.

Eppure, secondo Cerulli Associates, nel suo report European Funds Selectors 2015: Securing a Place on the Buy List, il fattore più apprezzato dai funds selector europei, sopra ogni altra cosa, è la trasparenza, sia nella documentazione ufficiale ma anche nella comunicazione e interazione quotidiana. Come afferma la società di analisi internazionale, "dalla crisi finanziaria, la comunicazione ha conquistato importanza, non solo in termini di frequenza degli aggiornamenti, ma anche nel grado di dettaglio delle informazioni".

Il rapporto rivela che il processo d'investimento è il fattore più importante nella scelta di un fondo, seguito dall'accesso al gestore di portafoglio. La redditività occupa il terzo posto. "Una casa di investimento ben gestita dovrebbe essere trasparente e responsabile e quindi non dovrebbe avere alcun problema se i funds selectori trattano direttamente con i gestori di fondi affinché spieghino loro le decisioni e diano il loro parere sugli sviluppi del mercato", dice Barbara Wall, direttrice d'analisi per l'Europa in Cerulli e coautrice del rapporto.

Tuttavia, sembra che il messaggio non sia arrivato alle SGR, che pongono l'accesso ai gestori all'ottavo posto degli undici fattori che, secondo loro, sono i più importanti per i funds selector. "La gestione degli investimenti si sta evolvendo da un processo meccanico a un servizio, il che trasforma le società di gestione in partner commerciali e non in semplici esecutori di una strategia", afferma Angelos Gousios, direttore associato di Cerulli e coautore del rapporto. "Questo cambiamento significa più lavoro e l'assegnazione di maggiori risorse per i colloqui coi clienti, ma si tratta di un cambiamento positivo che migliorerà gli standard di mercato", aggiunge.  

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