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Private equity Italia, investimenti stabili e raccolta in rialzo


L’industria del private equity italiana nel 2014 ha registrato un balzo dei disinvestimenti e della raccolta, mentre gli investimenti sono rimasti piuttosto stabili. Sono i dati principali emersi in occasione del convegno annuale dell'Aifi, l'associazione degli investitori in capitale di rischio. L’ammontare disinvestito, calcolato al costo di acquisto delle partecipazioni è stato pari a 2,632 miliardi di euro (+36%). Il numero delle dismissioni è stato di 174 (+23%). Per quanto riguarda le modalità di exit, la forma prevalente è stata il trade sale, ovvero la vendita ad aziende industriali. È stato boom di raccolta, anche se è bene precisare che che il dato è influenzato fortemente dal Fondo Strategico Italiano: 1,348 miliardi di euro (+116%).

Stabile, invece, l’ammontare degli investimenti: 2,181 miliardi (2,151 miliardi nel 2013). Dal punto di vista della tipologia, spicca il calo della categoria early stage, a causa della conclusione del periodo di investimenti del fondo HT dedicato al Mezzogiorno. Positiva la dinamica dei rendimenti: “l’Irr (interest rate of return) lordo”, ha fatto sapere Anna Gervasoni, direttore generali di Aifi, “è stato pari al 19,7% (18,2% nel 2013)”. A oggi, gli operatori di private equity e di venture capital hanno in portafoglio 1.245 aziende, che complessivamente impiegano 480.000 addetti e fatturano 100 miliardi di euro. Ma, ha precisato il presidente di Aifi, Innocenzo Cipolletta, “il sistema è ancora troppo piccolo” se paragonato al resto d’Europa.

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