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Private Banking in Italia: è in atto una trasformazione


Qualcosa sta cambiando nel panorama italiano del Private Banking. Ad entrare in scena colossi stranieri interessati a realtà nostrane. I vantaggi ci sono sono per entrambe le parti. Gli asset manager esteri puntano al wealth management di soggetti con interessanti dimensioni sul mercato nazionale mentre per i player locali l'obiettivo è quello di entrare in realtà internazionali di grande standing che consentirebbero loro una forte accelerazione al proprio business. Lo scorso novembre UBS Group AG annunciò che la propria divisione italiana di wealth management aveva siglato un accordo per l’acquisizione di un ramo di azienda da Santander Private Banking Italia S.p.A. (SPB) che include 2,7 miliardi in asset in gestione, l’intero team di private banker e il personale di supporto. L'operazione che sarà perfezionata nel primo trimestre 2016, rappresenta per UBS in Italia un'ottima opportunità di accelerazione della crescita delle proprie attività e un’occasione per espandere ulteriormente la sua quota di mercato nel Paese. Le attività di SPB Italia, ovvero consulenza finanziaria e soluzioni di investimento a clientela high net worth e a gruppi familiari, saranno quindi integrate in UBS Italia.

Sempre a novembre Julius Baer aveva annunciato l’intenzione di crescere ancora nel capitale di Kairos con l’obiettivo di quotare in seguito la società a Piazza Affari. Il colosso svizzero del risparmio gestito e del private banking, infatti, è in trattative con Kairos, di cui è azionista con il 19,9%, per aumentare la propria partecipazione e avere la maggioranza con “l’obiettivo di quotare successivamente una adeguata minoranza alla borsa di Milano”. Il progetto prevede anche lo sviluppo di sinergie per accelerare la crescita di Kairos al di fuori dell’Italia: grazie alla piattaforma distributiva globale e alla capillare presenza geografica di Julius Baer, Kairos potrà valorizzare il proprio modello di business di boutique di investimento anche a livello europeo, con un’offerta integrata di consulenza e prodotti di eccellenza per clientela sia privata che istituzionale.

È di questi giorni invece la notizia , riportata dal Sole 24 Ore, che con buone probabilità la Banca Leonardo di Gerardo Braggiotti sarà acquisita dal colosso degli investimenti londinese quotata Schroders. L’operazione sarebbe ancora in una fase intermedia e potrebbe essere necessario ancora del tempo per definire i dettagli. Schroders potrebbe puntare ad acquisire un 70% di Banca Leonardo, mentre il restante 30% resterebbe agli attuali azionisti. Schroders, intanto, sta riorganizzando il suo business in Italia. La branch italiana, infatti, che si chiama Schroders Italy SIM, ha depositato un progetto di scissione a favore della newco Schroders Investment Management Italy SIM. Si tratta di un progetto di scissione parziale proporzionale. Il gruppo ha in corso, come fa sapere, “un grande programma di ristrutturazione e ottimizzazione su scala internazionale e che si riferisce in particolar modo alle entità ad esso appartenenti, che prestano attività di natura finanziaria, in particolare servizi di investimento”. L’obiettivo è di separare, anche a livello giuridico, le attività riconducibili nella più ampia definizione di wealth management da quelle di asset management.

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